Come affrontare le nuove sfide e competere con successo in un mondo che evolve. Ne parliamo con Giovanni Manfredini di Glion Institute of Higher Education.

Leadership, coesione del team, selezione delle risorse umane: quale futuro? Risponde alle nostre domande e ci fornisce la sua privilegiata visione sul mondo della leadership e della formazione alberghiera Giovanni Manfredini, Head of International Event Management Specialization e Senior Faculty presso Glion
Institute of Higher Education, Marketing and Business Development expert. Glion Institute of Higher Education è un istituto privato svizzero che offre corsi di laurea e master in hospitality management a un corpo di studenti internazionali, nei suoi tre campus in Svizzera (Montreux e Bulle) e Londra.

Glion è classificato al terzo posto tra le migliori università al mondo in hospitality e leisure management e al
secondo posto della classifica mondiale delle scuole che godono della migliore reputazione tra i datori di
lavoro per la preparazione e le capacità dei suoi laureati.

We:ll: Quali sono le caratteristiche indispensabili perché un leader venga considerato credibile e autorevole dal proprio team? Quanto contano le propensioni naturali?

G.M.: La propensione naturale è certamente importante, ma non esiste un modello univoco di leadership. Le caratteristiche principali sono diverse, ma la credibilità è certamente quella più importante. E la credibilità si costruisce nel tempo con grande coerenza e linearità di comportamento costante. L’apertura e la capacità di ascoltare, che nel passato non erano considerate doti indispensabili, oggi hanno acquisito vitale importanza. Un tempo le competenze necessarie erano considerate soprattutto dal punto di vista tecnico, mentre oggi sono imprescindibili le cosiddette soft skills, cioè quelle competenze intangibili relative alle modalità di comportamento e atteggiamento che fanno del leader il vero punto di riferimento. 

We:ll: Coaching e teambuilding: quanto sono importanti per la coesione del team e per il rafforzamento della leadership?

G.M.: Sono fondamentali, anche se si tratta di attività che devono essere interpretate non come episodiche, ma prese in considerazione come un processo continuo. Non dovrebbero, in pratica, interrompersi ma intervenire sulla credibilità e sulle capacità di comunicazione reciproca che sono fondamentali per il successo del gruppo e per continuare a raggiungere sempre migliori traguardi insieme. 

We:ll: L’Italia quest’anno ha vissuto un momento di grande criticità sul fronte del recruiting nel mondo dell’ospitalità a tutti i livelli. Qual è la tua opinione circa questa situazione e quanto secondo te incide la mancanza di figure di leader negli ambienti di lavoro?

G.M.: Il problema è comune a molti paesi, a volte per ragioni diverse. Una problematica per esempio comune alla Svizzera – dove io vivo – e all’Italia è certamente legata al fenomeno della stagionalità. Di fatto, l’incertezza sul lavoro per un intero periodo dell’anno, ha spinto molti professionisti a ricercare altrove maggiore stabilità. Non dimentichiamo poi l’impiego di risorse straniere che, a causa della pandemia, quast’anno è stato penalizzato. Un altro problema è la percezione del lavoro nel mondo dell’ospitalità. Questo tipo di professioni non godono di grande appeal. Si tratta di grandi opportunità di lavoro, ma di non grande attrattività. Un terzo punto è quello relativo alle figure di medio livello. In Italia, come in pochi altri paesi, la presenza forte e molto frammentata di strutture piccole e a gestione familiare favorisce uno stile di leadership meno professionale e attraente dal punto di vista delle possibilità di carriera. 

 


We:ll: Quali sono le correlazioni più strette tra la soddisfazione degli ospiti e la coesione del team?

G.M.: Non c’è dubbio che il legame sia molto stretto e diretto. L’azienda deve essere in grado di trasmettere il concetto che il successo di uno è il successo di tutti e di conferire importanza alla soddisfazione anche di un solo ospite. Questo genera stabilità e sempre maggiore coesione del gruppo che impatta positivamente sulla reputazione e sull’immagine dell’hotel. Inoltre questo atteggiamento è in grado di generare maggiori ricavi per la struttura. La correlazione tra aumento della soddisfazione e aumento dei ricavi, d’altronde, è ormai conclamata. È un circolo virtuoso che parte proprio dalla gestione del team.

We:ll: Quali sono in questo momento i deficit più importanti? Di cosa “soffre” il team nel mondo dell’hotellerie?

G.M.: In primo luogo una formazione legata a schemi e archetipi piuttosto obsoleti. Ho recentemente ritrovato un manuale del perfetto hotelier del 1920 e sono sicuro che almeno il 50% di quei contenuti siano ancora parte della formazione alberghiera. Di base non ci sarebbe niente di sbagliato, ma si tende a tralasciare il focus sulle soft skills, all’importanza di creare felicità nell’ambiente di lavoro. In un mondo ideale con una buona formazione e una buona selezione si crea già un ottimo punto di partenza. Gli aspetti psicologici e attitudinali sono ormai fondamentali nell’organizzazione e nella gestione di un albergo e devono essere tenuti nella massima considerazione.

We:ll: Uno sguardo sul futuro?

G. M.: Ho l’impressione che non solo in Italia ma nel mondo ci sia una tendenza a entusiasmarsi moltissimo per le innovazioni tecnologiche. Queste opportunità tecnologiche sono certamente importantissime, ma non possono e non devono essere considerate soluzioni. Il futuro che io vedo per il mondo ospitale, nonostante le grandi conquiste nel settore digitale, sarà comunque sempre fortemente incentrato sulla presenza umana. Una presenza umana che assumerà diverse forme, ma che continuerà a essere determinante.

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Vuoi saperne di più? Giovanni Manfredini sarà tra i relatori dell’Hospitality Day il prossimo 12 ottobre al Palacongtressi di Rimini con lo speech “Competenze professionali e caratteristiche necessarie ai futuri leader nel mondo dell’ospitalità”.