L’Aquila. Capitale Italiana della Cultura 2026.
Quali i benefici [e non] di essere proclamata Capitale della Cultura? Scopriamolo nella lettura ragionata di Vincenzo D’Antonio, con alcuni consigli per godersi la città.
Essere proclamata Capitale Italiana della Cultura non è soltanto un autorevole riconoscimento simbolico. Bensì, si genera anche un benefico fall-out economico sulle città che ottengono questo titolo. L’impatto è tangibile e procura ragguardevole incremento del PIL territoriale. I principali effetti economici sono quattro. Analizziamoli brevemente.
Primo effetto (il più vistoso): aumento dei flussi turistici.
Le città che ottengono il titolo registrano in genere un incremento significativo di visitatori. Il Rapporto Federculture Anno 2024 sottolinea come questo titolo generi un impatto immediato, con un incremento medio del 5% degli arrivi turistici già nell’anno della proclamazione. Nell’anno di effettiva celebrazione del titolo, la crescita è ancora più netta: +16% degli arrivi e +12% delle presenze turistiche rispetto all’anno precedente. Un aumento che non si esaurisce con la fine dell’anno di celebrazione, ma si estende nel tempo: il primo anno successivo si registra un incremento medio degli arrivi del 15%, mentre nel secondo anno l’aumento si attesta comunque attorno al 9%.

Secondo effetto: crescita dell’indotto locale.
L’aumento dei visitatori porta benefici alle strutture ricettive, alla ristorazione, agli esercizi commerciali e ai servizi culturali. A tale proposito, non dimentichiamo che il settore culturale italiano nel suo complesso vale 104 miliardi di euro e impiega 1,5 milioni di lavoratori.
Terzo effetto: investimenti in infrastrutture e rigenerazione urbana.
Essere Capitale della Cultura stimola restauri, riqualificazioni di spazi pubblici, apertura o rilancio di musei, teatri, biblioteche. Il Ministero della Cultura stanzia consistenti importi atti a supportare progetti legati alle Capitali della Cultura.


Quarto effetto: rafforzamento del tessuto culturale e creativo.
Il riconoscimento attiva reti tra associazioni culturali, imprese creative, fondazioni, università. Tutto ciò, a sua volta, genera nuove competenze, collaborazioni e opportunità lavorative.
C’è poi un effetto che potrebbe essere considerato il quinto effetto che però si rivela tale nel lungo periodo. Le città che sanno sfruttare bene l’anno da Capitale spesso mantengono maggiore attrattività turistica, reputazione culturale più forte, capacità di attrarre investimenti privati, crescita dell’offerta culturale stabile nel tempo.
A dirla tutta, c’è anche il rovescio della medaglia, nel senso che potremmo anche individuare effetti collaterali e rischi. Analizziamoli brevemente.
- Aumento dei prezzi degli affitti senza che ciò comporti benefici equamente distribuiti.
- Dipendenza dal turismo senza diversificazione economica.
- Fuoco di paglia a voler intendere grande visibilità per un anno ma poi rapido calo.
- Progetti incompiuti o non sostenibili dopo l’anno di celebrazione.
- Sovrainvestimento in eventi senza una strategia a lungo termine.
Questi problemi, va detto, emergono quando chi è al governo della città (sindaco e assessori) non integra il titolo di Capitale della Cultura in una visione di sviluppo atta a protrarsi nel termine medio e nel termine lungo.

L’Aquila: smart tips e suggerimenti.
E adesso, con la primavera oramai alle porte, una visita non frettolosa a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura anno 2026 la vogliamo proprio fare! Ovviamente, partiamo dalla scelta dell’albergo. Senza dubbio alcuno ci gioviamo del comfort dell’Hotel Castello, fresco di riapertura. Appena fuori dalla ZTL, l’auto la si parcheggia nel garage interno e ci si muove a piedi, vivendo così serenamente la città.
Il bar è Art Cafè, in Corso Vittorio Emanuele.
Siamo arrivati al Duomo e allora siamo davanti all’antica caffetteria Fratelli Nurzia, affascinante azienda storica dedicata al torrone tenero, fondata qui nel 1835 da Gennaro Nurzia. La bottega offre una svariata gamma di torroni e dolci, insieme a caffè e cappuccini.
Languorino? Nessun problema, anzi! Sempre nei pressi del Duomo c’è La Bottega da Marcello, dove gustiamo squisite focacce ripiene. E se di un calice di vino ne abbiamo proprio voglia? In Via Castello c’è una delle migliori enoteche d’Italia! Ju Boss La Cantina Vini & Spumanti. C’è anche ottimo cibo, ovviamente, ad accompagnare il calice (ma va bene anche il viceversa!).


Voglia di gelato? E il desiderio va esaudito! Si torna a Piazza Duomo e si va alla Gelateria Duomo. I gelati sono fatti utilizzando ingredienti locali come la liquirizia di Atri, la ricotta di pecora, lo Zafferano dell’Aquila DOP. Una curiosità a proposito dello Zafferano dell’Aquila DOP. Per produrre un kg di Zafferano dell’Aquila DOP sono necessari circa 200mila fiori e ben 500 ore di lavoro. Ed è questo laborioso procedimento di raccolta e lavorazione a giustificare il costo assai elevato di questa spezia.
E, sempre a proposito di languorino, se a soddisfarlo fosse il pane? Sì, ma dove? Al Førma Bakery in Via Fortebraccio. Il locale è piccolo e molto ben curato, con due banconi e tanti prodotti tra cui scegliere. Squisite le pizze; ottimi i dolci.


Ma adesso al ristorante per la cena, ci vogliamo pensare? Fortuna che, soggiornando in questa splendida città per un periodo non brevissimo, si potrebbero visitare, una sera alla volta, tutti e tre questi che consigliamo di seguito.
Elodia. Siamo a pochi passi da piazza del Duomo, nella prestigiosa cornice di Palazzo Cipolloni Cannella. Memorabile e imperdibile l’agnello alla saffrana con porcini.
Lo Scalco dell’Aquila. Siamo in pieno centro storico. Ci sono varie proposte di menu degustazione.
William Zonfa – Il ristorante. A pochi passi dal Duomo, all’interno del suggestivo Palazzo Micheletti, lo chef William Zonfa celebra le eccellenti materie prime della regione facendone magistralmente sortire piatti di grande bontà. Non solo carni delle montagne abruzzesi, ma anche pesci dell’Adriatico.
Il migliore periodo per una visita non frettolosa a L’Aquila è giugno. Finalmente non fa più freddo e, fortunatamente, non ancora fa quel caldo canicolare che arreca fastidio. Se fate in modo di esserci nei giorni dal 20 al 22 giugno, non perdetevi la quarta edizione di Abruzzo in Bolla, manifestazione dedicata alla spumantizzazione, con masterclass e banchi d’assaggio, rivolta ad appassionati delle bollicine.
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Le altre recenti Capitali della Cultura.
Nel 2019 Matera fu Capitale Europea della Cultura. E pertanto, secondo la consuetudine del tempo, nell’anno 2019 non fu proclamata nessuna Capitale Italiana della Cultura. Vedremo a breve che poi la prassi è stata modificata.
Nel 2020 la Capitale Italiana della Cultura fu Parma. Ma, mestamente ce lo ricordiamo tutti, quell’anno fu funestato dalla pandemia e allora si ritenne di prorogare il titolo anche per l’anno successivo e quindi, de facto, Parma fu Capitale Italiana della Cultura sia per l’anno 2020 che per l’anno 2021.
Nell’anno 2022 la Capitale Italiana della Cultura fu Procida.
Nell’anno 2023, sorta di “indennizzo morale” per quanto particolarmente in queste due città e nei loro ambiti provinciali la pandemia addusse lutti, le città furono due: Bergamo e Brescia. Sia chiaro, non che non l’avrebbero meritato a prescindere!
Nell’anno 2024 la Capitale Italiana della Cultura fu Pesaro.
Nel 2025 abbiamo avuto Gorizia con Nova Gorica Capitale Europea della Cultura e Agrigento Capitale Italiana della Cultura.
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In apertura, la facciata della basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila, appena fuori dalla cinta muraria.
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