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Cultura e tradizione millenaria delle steppe asiatiche si fondono al contemporaneo nel progetto dell’Hotel Indigo Nalati in Cina, tra vita nomade nelle steppe, iurta e raduni intorno al fuoco. Un progetto di CCD.

Nalati in mongolo significa “il posto migliore per guardare l’alba” ed è proprio a questo che si è ispirato CCD, pluripremiato studio con sede a Hong Kong fondato da Joe Chen che ha firmato progetti iconici come il 50% Cloud.Artists Lounge, l’InterContinental Xi’an North, il Banyan Tree Nanjing Garden Expo e, ancora, il Dongfengyun Hotel Mi’le-MGallery; progetti che intrecciano i dettagli della cultura tradizionale cinese con il mondo contemporaneo. E non si smentisce l’Hotel Indigo Nalati, costruito in uno dei posti più belli al mondo, ai piedi delle Tianshan Mountains, nella città di Nalati, nel nord ovest della Cina al confine con il Kazakistan, dove convergono la Duke Highway e la Ili Figure-8 Scenic Loop, infinite strade panoramiche – pensiamo alla Route 66 in America- simbolo di viaggi on the road.

E appunto il concept progettuale sviluppa il tema del Grand Journey lungo la Duku Highway, attraverso le stagioni di Nalati e i rituali della vita nomade nelle steppe che circondano l’Hotel Indigo Nalati.

Il design si ispira alle iurta e agli insediamenti nomadi, catturando il ritmo lento delle identità culturali del luogo e delle tradizioni dei popoli della steppa. Con i suoi volumi distribuiti, l’hotel si confonde da lontano con le foreste che caratterizzano il paesaggio; in simbiosi con la natura, i vari elementi che lo compongono sono collegati tra loro da sentieri dall’andamento fluido.

Il riferimento con il territorio e la vita nomade della steppa è sempre percepito in ogni ambiente, fin dalla reception che ricorda, con le sue sedute intorno a un camino centrale e la tettoia soprastante, scene di vita nella steppa come i raduni intorno al fuoco delle popolazioni nomadi. Ampie vetrate curve a tutta altezza chiudono la lounge mettendola in collegamento visivo con l’esterno; qui l’indoor si confonde con l’outdoor, garantendo la piena vista sulle montagne del Thiansan.

La luce disegna tutti gli spazi, sia entrando dalle finestre sia penetrando attraverso i muri perimetrali realizzati in mattoni di argilla disposti secondo le pose tradizionali. Evidente il richiamo ai raggi del sole dietro la reception, dove una scultura realizzata con trame tessili crea uno sfondo scenografico al desk.

Il bar con la bottigliera a forma d’albero.

Il ristorante  Show- A neighborhood Cafè si ispira alle tradizioni locali dell’ospitalità kazaka. Il bancone circolare evoca l’immagine di un albero solitario nella steppa, trasformandosi in un’oasi simbolica. Tutto è reso accogliente da forme curve e avvolgenti. Materia e colore arricchiscono la narrazione: mattoni rossi e finiture in pietra richiamano i toni della terra, mentre legno e metallo introducono un mood contemporaneo.

Anche il design delle suite è ispirato alle abitazioni tradizionali e alla cultura nomade.

Le suite. Colori caldi della terra e arredo tradizionale.

Aprendo le doppie porte in legno intagliate, l’ospite viene accolto in un ambiente raccolto, caratterizzato dai colori della terra; qui la luce passa attraverso un lucernario soprastante, ispirato al modo tradizionale di illuminare lo spazio delle iurte. Gli intagli e i motivi intrecciati e stratificati sulle pareti richiamano le decorazioni locali come anche i tappeti che attingono all’artigianato tessile: da arazzi a cuscini e coperte, i colori vivaci e i motivi unici riflettono la millenaria abilità artigiana, portatrice di un profondo sentimento culturale e di un’identità estetica. La tradizionale struttura in legno a reticolo della iurta è reinterpretata sulle pareti delle suite e sui divisori del bagno.

All’Hotel Indigo Nalati, un soggiorno è più di una breve pausa: si svolge come un viaggio dell’anima. La vastità delle praterie, la dolcezza della luce del sole, la profonda risonanza delle tradizioni locali e un silenzioso senso di libertà, apertura e vitalità permangono nella memoria di ogni ospite.

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In apertura: la lobby dell’hotel riporta alla memoria le riunioni intorno ai falò delle popolazioni nomadi della steppa.