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In un momento di profonda trasformazione per il mondo dell’hospitality, Elisabetta Fabri, presidente e AD di Starhotels, invita a fermarsi su una domanda essenziale: cosa scegliamo di essere.

Identità, scelte e visione di lungo periodo: per Elisabetta Fabri l’ospitalità non è mai solo una questione di strutture o servizi, ma un sistema complesso fatto di persone, valori e responsabilità. Presidente e amministratrice delegata di Starhotels, oggi anche alla guida di Confindustria Alberghi, Fabri attraversa in questa conversazione i grandi temi che stanno ridisegnando il settore: il senso dell’italianità nel modo di accogliere, l’equilibrio tra empatia e competenze manageriali, il ruolo della leadership in un contesto in continua trasformazione. Ne emerge una visione dell’hospitality come pratica concreta e culturale insieme, dove il lusso si misura nella qualità dell’esperienza e nella capacità di costruire un rapporto autentico con gli ospiti e con i territori.

Ritratto di Elisabetta Fabri, presidente e amministratrice delegata di Starhotels.

we. Nel suo intervento alla Luxury Hospitality Conference 2025 ha parlato di “cosa scegliamo di essere”. Cosa significa oggi, per lei e per Starhotels, scegliere un’identità in un mondo dell’hospitality in continua trasformazione?
Scegliere chi vogliamo essere, oggi più che mai, significa avere chiarezza nei nostri valori e saperli applicare in un mondo in continua evoluzione. Per Starhotels, l’identità è sempre stata legata a un concetto di italianità, che nelle nostre strutture si riflette nel design, nel servizio e nell’autenticità. Ma scegliere un’identità significa anche evolversi con i tempi: innovare nella tecnologia, rispondere alle sfide della sostenibilità, e anticipare le esigenze di un ospite sempre più sofisticato e consapevole. La nostra identità, oggi, è quella di un gruppo che guarda al futuro senza mai perdere il legame con le tradizioni e i valori che ci rendono unici.

we. Qual è, secondo lei, il valore autentico dell’italianità nel modo di accogliere?
L’italianità è un valore che permea ogni aspetto del nostro lavoro. Non è solo una questione di eleganza nel design, ma di un modo di accogliere che è fatto di attenzione, cura dei dettagli e una profonda empatia verso l’ospite. Gli italiani hanno una naturale predisposizione a far sentire gli altri a casa, a creare legami autentici e a trasmettere il calore e la passione che sono alla base della nostra cultura. Questo è il lusso di cui mi piace parlare: un lusso che non è ostentato ma che si percepisce in ogni gesto, in ogni ambiente, in ogni momento del soggiorno.

Una suite con vista laguna all’Hotel Gabrielli a Venezia di Starhotels Collezione.

we. L’ospitalità è un settore fatto di persone, emozioni, gesti concreti. Come si mantiene l’equilibrio tra sensibilità e competenze manageriali, tra empatia e capacità di adattamento al cambiamento?
Equilibrio significa saper bilanciare empatia e razionalità. L’ospitalità è fatta di emozioni, sì, ma anche di organizzazione e competenza. Per Starhotels, la formazione e il supporto al nostro team sono fondamentali per far sì che ogni collaboratore possa interpretare la missione del gruppo: accogliere con passione, ma farlo anche in modo efficiente, con capacità di rispondere al cambiamento.

L’ospitalità è fatta di emozioni ma anche di organizzazione e competenza.

we. Coraggio e stabilità emotiva sono per lei due concetti chiave. In che modo le considera parte integrante della leadership nel mondo dell’hospitality?
Il coraggio è fondamentale quando si guida un’azienda in un settore come quello dell’ospitalità, che è in continua trasformazione. Bisogna avere la forza di prendere decisioni difficili, di innovare, di affrontare le sfide, ma allo stesso tempo mantenere una stabilità emotiva che permetta di restare concentrati sugli obiettivi a lungo termine. La leadership nel nostro settore richiede visione e fermezza, saper affrontare le difficoltà con calma e determinazione, senza mai perdere di vista i valori su cui è fondata l’azienda.

we. Starhotels è un gruppo familiare con una storia di oltre quarant’anni e una forte presenza femminile. In che modo questo modello imprenditoriale ha contribuito al successo e alla continuità del marchio?
Nel 2025 abbiamo festeggiato con orgoglio i nostri 45 anni di attività, un traguardo che testimonia la solidità e la visione di lungo termine che ha sempre caratterizzato Starhotels. Essere un gruppo familiare ci consente di perseguire una strategia orientata alla continuità, con un forte senso di coesione tra la proprietà e il nostro team. Questo approccio ha permesso di affrontare con successo le sfide del mercato, mantenendo intatti i nostri valori e la nostra passione per l’ospitalità.

Le donne sono il cuore pulsante del nostro gruppo.

La forte presenza femminile nel nostro gruppo è una risorsa fondamentale e rappresenta una delle chiavi del nostro successo. Oggi, quasi il 60% del nostro management è composto da donne, un dato che rispecchia l’impegno continuo di Starhotels verso l’inclusività e la valorizzazione del talento femminile. Per me, le donne sono il cuore pulsante del nostro gruppo: forza di innovazione e un punto di riferimento per un’impresa che deve sapersi adattare continuamente.

L’ingresso al Castille Paris di Starhotels Collezione.

we. La sua carriera è iniziata giovanissima, tra formazione internazionale e lavoro sul campo. Che tipo di visione le ha trasmesso quell’esperienza e come si traduce oggi nella gestione dei suoi hotel?
La mia carriera è stata un percorso lungo e ricco di esperienze che mi hanno insegnato molto, prima tra tutte la lezione che mio padre, Ferruccio Fabri, mi ha trasmesso fin da giovane: l’importanza dei valori e della passione in ogni azione imprenditoriale. L’ho visto costruire una realtà partendo da zero, con un forte spirito di sacrificio e una visione chiara, ma sempre attenta all’aspetto umano del lavoro.
Ho avuto la fortuna di intraprendere un percorso di formazione internazionale, che mi ha dato una visione globale e mi ha permesso di lavorare in diversi ruoli all’interno dell’azienda, dall’accoglienza alla gestione operativa, fino a ricoprire ruoli di responsabilità più ampi. Ogni tappa del mio percorso mi ha insegnato a vedere ogni hotel come un microcosmo che racconta una storia unica, e a capire come ogni esperienza di soggiorno debba essere pensata a 360 gradi, prendendo in considerazione non solo la qualità del servizio, ma anche le diversità, le aspettative e i sogni di ogni ospite. Oggi, questa visione si traduce nella gestione dei nostri hotel con un approccio che unisce tradizione e innovazione: curiamo ogni dettaglio con passione e ascolto, rispondendo alle esigenze di un pubblico sempre più globale e sofisticato.

we. Dirige un gruppo di 1300 collaboratori e 33 hotel in Italia e all’estero. Quali qualità ritiene indispensabili oggi per guidare un’azienda familiare di dimensione internazionale?
Guidare un gruppo come Starhotels richiede un perfetto equilibrio tra visione strategica, attenzione ai dettagli e capacità di adattarsi ai cambiamenti globali. La qualità fondamentale è la leadership empatica, che consente di ispirare e motivare il team, ma anche la capacità di restare concreti e focalizzati sugli obiettivi. La dimensione internazionale richiede di saper affrontare sfide diverse in contesti culturali vari, ma sempre con lo stesso impegno e passione che ci contraddistingue.

we. Il concetto di lusso sta cambiando, anche nell’hôtellerie. Qual è, per lei, il nuovo significato del lusso e come si riflette nei vostri alberghi?
Il lusso, oggi, è molto più legato all’esperienza che al prodotto. Non si tratta più di ostentazione, ma di unicità, personalizzazione e autenticità. Come accennavo, nei nostri hotel, si riflette nella qualità del servizio, nella cura dei dettagli e nella capacità di creare ricordi indimenticabili. Ogni soggiorno, in particolare nei nostri Starhotels Collezione, è pensato per essere un’immersione totale nel “saper fare” che ci contraddistingue. Offriamo esperienze uniche, che spaziano dalla scoperta della cucina locale con i nostri ristoranti, alle Craft Experiences, momenti incredibili che permettono ai nostri ospiti di entrare in contatto diretto con i mestieri d’arte italiani, come parte del progetto di mecenatismo contemporaneo del Gruppo, “La Grande Bellezza – The Dream Factory”.

Il Salone delle Feste del Grand Hotel Continental, unico albergo 5 stelle nel centro storico di Siena.

we. La sostenibilità, per Starhotels, non è più solo ambientale ma culturale: si manifesta anche nel sostegno al patrimonio artistico e nella valorizzazione del territorio. Quanto conta questo aspetto nel suo modo di fare impresa?
Per noi, la sostenibilità è un concetto che va ben oltre la semplice tutela ambientale; è un impegno a 360 gradi che coinvolge tutti gli aspetti del nostro business. In Starhotels, adottiamo una visione ESG (ambientale, sociale e di governance) che permea ogni decisione e ogni azione che compiamo. La sostenibilità è al centro della nostra strategia aziendale, non solo per ridurre il nostro impatto ambientale, ma anche per contribuire attivamente al benessere sociale e alla responsabilità nella gestione dell’impresa.
Questo impegno si riflette nel nostro sostegno al patrimonio culturale e artistico italiano, nella valorizzazione delle tradizioni locali e nella promozione dell’artigianato di eccellenza. Ogni nostro hotel è pensato per essere un ambasciatore del territorio che lo ospita, rafforzando il legame con la cultura locale e creando esperienze uniche per i nostri ospiti. Siamo già al secondo anno di report di sostenibilità, anticipando le direttive europee in materia. Ci impegniamo a monitorare costantemente il nostro impatto in tutte le aree, e questa responsabilità integrata è parte fondamentale di come facciamo impresa: non guardiamo solo al profitto, ma anche all’impronta positiva che possiamo lasciare nel nostro contesto, sia dal punto di vista ambientale che sociale.

we. Come sta cambiando il profilo dell’ospite contemporaneo e come si adatta a questo nuovo pubblico un marchio come Starhotels?
L’ospite di oggi è molto più consapevole, esigente e globale. È alla ricerca di esperienze autentiche, personalizzate, che rispecchiano i suoi valori e le sue aspettative. Starhotels sta evolvendo per rispondere a queste esigenze: investiamo nella digitalizzazione, nella personalizzazione del servizio e nella sostenibilità. Ma ciò che rimane invariato è la nostra attenzione alla qualità e al calore dell’accoglienza, che sono da sempre il nostro punto di forza.

we. Da poco è alla guida di Confindustria Alberghi. Quale contributo vuole portare alla crescita e al rinnovamento del settore turistico italiano?
Non possiamo parlare di turismo in Italia senza mettere al primo posto la tutela del nostro patrimonio culturale e naturale. Se non investiamo e non ci prendiamo cura del nostro Paese, rischiamo di compromettere ciò che lo rende unico. Oggi più che mai, tutte le nostre energie devono essere concentrate sull’obiettivo di promuovere l’Italia in modo sostenibile, preservando le bellezze che ci contraddistinguono. L’attrattiva del nostro Paese si fonda sul suo DNA straordinario, fatto di storia, arte, paesaggi e tradizioni. Dobbiamo esserne pienamente consapevoli e agire con responsabilità, perché solo così potremo garantire un futuro solido al turismo e alla nostra identità.

La biblioteca del The Gore London, situato nel cuore di Kensington.

we. Dopo tanti anni di esperienza tra Italia, Londra, Parigi e New York, qual è la lezione più importante che ha imparato sul senso dell’accoglienza?
La lezione che ho imparato nel tempo è che l’accoglienza è un concetto che va ben oltre l’offerta di una struttura di qualità: è fatta di piccoli gesti, di dettagli che fanno la differenza. Ogni ospite ha delle esigenze diverse: c’è chi preferisce godersi il proprio spazio e la propria intimità senza essere troppo sollecitato, e c’è chi, al contrario, desidera essere coccolato e ricevere attenzioni costanti. I nostri collaboratori sono particolarmente bravi a cogliere queste sfumature, a ricordarsi i dettagli e le preferenze dei nostri ospiti, e questo li fa sentire veramente speciali. Saper anticipare i loro bisogni, a volte anche senza che ce lo chiedano, è uno dei tratti distintivi della nostra ospitalità. Per fare questo, è necessaria una grande empatia: l’accoglienza non è solo un insieme di azioni pratiche, ma una vera e propria capacità di entrare in sintonia con l’ospite, di percepire cosa lo rende felice, a suo agio. L’accoglienza è un concetto astratto, ma incredibilmente concreto quando è applicato con passione e sincerità.

La facciata dell’Hotel Gabrielli a Venezia.

we. Guardando al futuro, quali sono i progetti su cui sta lavorando e la direzione verso cui immagina evolverà il modo di intendere l’ospitalità nei prossimi anni?
La nostra strategia si fonda su una crescita sostenibile e selettiva. Continueremo a rafforzare la nostra presenza in Italia, concentrandoci su destinazioni leisure di alto profilo e investendo in modelli di ospitalità come i serviced apartments e i resort. L’apertura dei Teatro Luxury Apartments a Firenze e la prossima riapertura dell’Hermitage Hotel & Resort a Forte dei Marmi nel 2026 sono esempi concreti di questa visione. Questi progetti rappresentano il nostro impegno a evolverci, offrendo esperienze di soggiorno che rispondano alle esigenze di un pubblico sofisticato e sempre più orientato a soluzioni di soggiorno flessibili, esclusive e immerse nel territorio.
Guardiamo con interesse anche a nuove opportunità internazionali, ma sempre con coerenza rispetto ai nostri valori: qualità, italianità e attenzione al territorio.

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In apertura, la Terrace Penthouse al Duomo Luxury Apartments by Rosa Grand di Milano, prima realtà del gruppo nel segmento dei Luxury serviced apartments.