Epicurus. Il jazz a Copenaghen.
Il jazz club e ristorante di Copenaghen, progettato da GamFratesi, rivela già dal nome Epicurus la sua vocazione ai piaceri della vita. Come un’elegante cassa armonica in legno, amplifica la gioia della musica, del cibo e della convivialità.
Di altri “suoni” risuona l’ex palestra delle guardie della regina, da quando è stata trasformata nel tempio della musica jazz di Copenaghen. Il jazz-club e ristorante Epicurus, per la capitale danese, è un punto di riferimento non solo per la musica, ma anche per il cibo e la convivialità, i piaceri della vita che l’antica cultura greca ha trasmesso nei secoli e che il nome del filosofo greco continua a evocare.
Per l’interior design di questo grande spazio vocato all’intrattenimento, il duo italo-danese GamFratesi ha tradotto le scene di musica e festeggiamenti dell’iconografia greca classica in un linguaggio contemporaneo di matrice nordica. “Grazie alla visione condivisa fra tutte le persone coinvolte nel progetto – spiegano Stine Gam ed Enrico Fratesi – abbiamo potuto sviluppare la nostra idea in assoluta libertà. Come sempre, abbiamo rispettato l’essenza storica del luogo e, in questo caso, il suo profondo legame con l’arte e la musica”.

Un percorso tra antico e moderno.
Due le aree, su altrettanti piani, che contraddistinguono il locale: il ristorante al primo piano e il jazz club a doppia altezza al piano terra, completamente rivestito, fino al livello delle finestre, da una boiserie in rovere scuro per creare un’atmosfera calda e intima, particolarmente adatta all’ascolto della musica jazz.


“Non abbiamo voluto fare riferimento a un periodo specifico, ma creare un’atmosfera stratificata fra antico e moderno che trasmettesse una sensazione fuori dal tempo – specificano gli architetti -. Abbiamo messo insieme diverse influenze, preservando al contempo una forte sensibilità nordica per creare uno spazio che fosse familiare e inaspettato. Dell’edificio abbiamo valorizzato la particolare struttura, che ci ha permesso di creare un luogo che incoraggia le persone a rallentare, a staccare la spina dalle preoccupazioni quotidiane e a immergersi in un’esperienza unica, al di là del tempo”.




Al di sotto delle alte finestre con tendaggi, le pareti sono decorate da una sequenza di scene astratte di danza e musica, intagliate su legno, che prosegue nella piccola sala comunicante per creare una continuità visiva tra i due ambienti. Nel ristorante, invece, è stata mantenuta la boiserie originale verniciata in una tonalità calda e intensa, che è scandita da piccoli quadri a intarsio.

Design che risuona di jazz.
All’ingresso, una consolle in travertino bianco e grigio definisce il passaggio di quota fra i due spazi, materiale utilizzato anche per la zona bar quale punto focale scultoreo della sala jazz. Qui è custodito il dipinto originale che il trombettista Miles Davis ha donato nel 1981 al pianista e compositore Bill Evans. Per entrambi gli spazi, gli arredi di GamFratesi, come la Violin Chair e la Beetle Chair di Gubi, sono abbinati a pezzi iconici della storia del design danese e all’illuminazione di Lyfa.


La comune narrazione di materiali, finiture e colori, che è stata appositamente calibrata per non soverchiare l’architettura, mette in risalto la diversità di atmosfera: luminosa e aperta nel ristorante, coinvolgente ed esclusiva nel jazz club. Come la musica che risuona di sera.
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In apertura: il banco bar del jazz club.
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