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La tradizione dei caffè viennesi e dei bar espresso italiani rivive nel restyling del Cafè am Dome. BWM Designers & Architects consolida il legame fra la cultura del caffè e l’interior design da sempre radicato a Vienna, attraverso un gioco di contrasti nel segno del rosso.

Un caffè con radici viennesi e riferimenti italiani per Figlmüller Group, il gruppo diventato famoso già nel 1905 per la Wiener Schnitzel (l’originale cotoletta di maiale di grande formato) e proprietario del Cafè am Dome di Vienna. Il locale è recentemente finito al centro di un progetto di restyling e reinterpretazione guidato dallo studio austriaco BWM Designers & Architects, che ha amalgamato la tradizione dei caffè viennesi, luoghi di ritrovo per intellettuali e artisti già dal XVII secolo, a quella ‘mordi e fuggi’ dei bar espresso italiani diffusi nella capitale a partire dagli anni ’50.

Il restyling del Cafè am Dome di Vienna è stato curato dallo studio di architettura BWM Designers & Architects.

Nuovi rituali per il caffè urbano.

La caffetteria classica concepita come salotto dove trascorrere il tempo lascia man mano spazio all’espansione dei bar diurni italiani, dove la degustazione e il tempo seguono ritmi più veloci. Una miscela di precise identità che nel nuovo locale in piazza Santo Stefano viene interpretata attraverso sfumature di colore, forme e materiali.

Come i caffè tradizionali, gli interni dei bar espresso sono stati spesso terreno di sperimentazione per nuove idee di design e per ambientazioni innovative e versatili per le diverse esigenze di consumazione della giornata, oltre che per il cambio di stato d’animo degli avventori. Il rosso degli interni, ottenuto con diversi materiali, texture e tonalità variabili, accentua il carattere distintivo del locale che si sviluppa in profondità, ma con un ampio dehor sulla piazza.

Dove si (ri)scrive il futuro dei caffè.

L’ingresso buio schiarito da una fila di luci sferiche si distingue per la sobrietà senza tempo che contrasta con la sovrabbondanza di pubblicità presente nell’ambiente esterno circostante. Erich Bernard, il visionario dietro lo studio di architettura BWM (sua la B nell’acronimo del nome, ndr), sottolinea quanto sia stato importante per impostare il progetto “esplorare quale potesse essere il futuro dei caffè e delle caffetterie, al di là della nostalgia e degli aspetti romantici, e anche che fosse un luogo per tutti”. In particolare, “per la gente del posto fra cui i cocchieri delle carrozze Fiaker che da 75 anni prendono il caffè in piedi”.

Riflessi, mosaici e richiami italiani.

Entrando nel caffè, l’illuminazione soffusa viene catturata dalle finiture lucide che la riflettono in profondità nello spazio, creando un’atmosfera allo stesso tempo buia e luminosa, calda e fresca. Il disegno a rombi della pavimentazione a mosaico in pietra naturale evoca quella dei classici bar espresso italiani, ma la palette tricolore riprende quella delle tegole smaltate del tetto della vicina Cattedrale di Santo Stefano.

Il disegno a rombi della pavimentazione a mosaico evoca quella dei classici bar espresso italiani.

Sull’area d’ingresso, progettata per incontri veloci e informali con tavoli alti in pietra e panche imbottite, troneggia a soffitto la grande mappa tridimensionale della città di Vienna nei primi del Novecento. Il lungo bancone con alte sedute imbottite sul fondo del locale anticipa la zona consumazione strutturata con panche continue unite a sedie in legno curvato tipo Thonet e separé, che ripropone la conformazione trasformabile in ristorante tipica dei caffè viennesi. La sequenza di grandi specchi e i tendaggi rossi alle pareti sono un altro richiamo al classico, ma con lo scopo di ampliare e insonorizzare l’ambiente.

Un luogo carico di colore rosso, simbolo della bacca di caffè quando è matura e della città di Vienna, soprannominata “Rotes Wien” (Vienna rossa) nel periodo tra il 1918 e il 1934, durante il quale il Partito Socialdemocratico d’Austria mantenne sulla città un controllo politico quasi totale, attuando un’incisiva politica residenziale per far fronte i bisogni della popolazione.

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In apertura: una panoramica interna del Café am Dom.

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