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Nel tentativo di mitigare la carenza di personale e i costi operativi, molti hotel stanno eliminando il riassetto quotidiano delle camere. Tuttavia, questa scelta rischia di erodere il valore fondamentale che distingue un albergo da un semplice affitto a breve termine.

Un dibattito operativo parecchio acceso, specie negli ultimi anni, riguarda una questione fondamentale: pulire o non pulire? Con le continue sfide legate all’offerta di lavoro e all’inflazione salariale, molti brand alberghieri stanno modificando i propri standard, offrendo le pulizie giornaliere solo su richiesta o a pagamento, oppure eliminandole del tutto per i soggiorni brevi.

Sebbene le motivazioni economiche siano chiare, secondo Adam Mogelonsky e Larry Mogelonsky nel loro libro “Total Hotel Mogel”, questa tendenza rappresenta un rischio esistenziale per l’industria alberghiera. La tesi è forte: una volta che si rinuncia all’housekeeping giornaliero, si rinuncia a un pilastro fondamentale dell’ospitalità tradizionale, trasformando l’hotel in una commodity indistinguibile dalle alternative della sharing economy.

Il rischio di diventare una “camera in affitto”.

Le argomentazioni a favore della riduzione dei servizi di pulizia sono note: è l’unico modo per gestire la carenza di personale, i viaggiatori più giovani (Gen Y e Z) non danno priorità al servizio e la tecnologia permette di gestire le richieste on-demand.

Tuttavia, esiste un controargomento che tocca l’identità stessa del settore: cosa separa una camera d’albergo da un appartamento su Airbnb o Vrbo? Se un marchio di fascia media elimina la pulizia giornaliera, quale promessa di servizio rimane per fidelizzare l’ospite, oltre ai punti fedeltà? La riduzione dei servizi rischia di essere una strategia “penny wise, pound foolish” (saggia sui centesimi, sciocca sugli euro, ndr): nel tentativo di tagliare i costi del dipartimento più onerosi erode il differenziale competitivo che giustifica la tariffa alberghiera rispetto agli affitti a breve termine.

Gli occhi e le orecchie della struttura.

Oltre al servizio all’ospite, il personale di housekeeping svolge una funzione critica di tutela dell’asset immobiliare. I camerieri ai piani sono gli “occhi e le orecchie” dell’hotel. Entrando quotidianamente nelle stanze, possono identificare e segnalare problemi di manutenzione quando sono ancora di lieve entità — come un rubinetto che perde — e chiamare un tecnico prima che il danno diventi grave e costoso da riparare, o prima che la stanza debba essere messa fuori servizio, impattando sui ricavi. Inoltre, la presenza costante del personale agisce come deterrente per attività illecite o pericolose, garantendo un livello di sicurezza e controllo che le strutture prive di staff non possono offrire.

Il personale di housekeeping può identificare eventuali problemi nelle camere, quando sono ancora di lieve entità.

I costi nascosti dell’efficienza apparente.

Un’analisi più approfondita rivela che il risparmio sui salari potrebbe essere illusorio. I dati operativi suggeriscono che la mancanza di riassetti giornalieri porti spesso a costi imprevisti. Una camera non pulita per diversi giorni accumula un livello di disordine e sporcizia che richiede molto più tempo per la pulizia finale al momento del check-out. Questi minuti extra per camera si accumulano, portando a costi eccessivi per gli straordinari del personale o, peggio, all’incapacità di preparare tutte le camere in tempo per i nuovi arrivi.

Il risultato è un collo di bottiglia operativo che impedisce di massimizzare l’occupazione nei giorni di picco, danneggiando i ricavi lordi in misura superiore al risparmio ottenuto sui salari. In conclusione, mentre l’automazione e l’efficienza sono obiettivi necessari, l’eliminazione dell’housekeeping giornaliero potrebbe segnare la fine della differenziazione del brand. Senza questo servizio, gli hotel rischiano di trasformarsi in prodotti standardizzati, dove l’unica variabile competitiva rimasta sarà il prezzo più basso.

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ndr – Ma non ci sono solo considerazioni legate alla mancanza del personale o all’abbattimento dei costi alla base di una scelta che poi, come abbiamo visto, non risulta poi essere così vincente per il raggiungimento di questi obiettivi. Ridurre la pulizia delle stanze, ottimizzarla a giorni alterni, può fare bene al pianeta e diventare una proposta strategica nell’ottica del posizionamento dell’hotel nella fascia delle strutture attente alla sostenibilità. Ma questo è un altro discorso.

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Questo articolo è liberamente ispirato al capitolo The End of Daily Housekeeping Marks the End of Traditional Hospitality, tratto dal libro Total Hotel Mogel: Essays on Hotel Profitability (2024) di Adam Mogelonsky & Larry Mogelonsky.

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