Florenz Open Air Resort, 60 anni di visione inclusiva. “Da noi la vacanza è davvero per tutti”.
Al centro di una visione che unisce natura, design e accessibilità, il Florenz Open Air Resort di Comacchio è stato premiato ai Best Camping Village Awards di Riva del Garda come “Miglior ospitalità accessibile”. Un riconoscimento che, come racconta il titolare Gianfranco Vitali a we:ll magazine, conferma un percorso iniziato nel 2006 e diventato oggi un modello di inclusione a livello nazionale ed europeo.
Non è solo un premio, ma il riconoscimento di una visione precisa di ospitalità. Il 4 febbraio scorso, a Riva del Garda, i Best Camping Village Awards hanno celebrato le realtà italiane che stanno ridefinendo il concetto di vacanza open air: esperienze a contatto con la natura capaci di unire comfort, qualità dei servizi e autenticità. Tra i vincitori spicca il Florenz Open Air Resort di Comacchio (FE), a cui è stato assegnato il premio per la “Miglior ospitalità accessibile”. La motivazione è chiara: garantire autonomia e comfort superiore a ogni ospite e dimostrare concretamente come l’accoglienza inclusiva non sia un’opzione, ma uno dei pilastri dell’ospitalità moderna. Un modello in cui design, sostenibilità e accessibilità convivono in modo naturale, senza etichette né barriere.
Noi di we:ll magazine abbiamo intervistato il titolare Gianfranco Vitali, che gestisce la struttura insieme alla sorella Maria. Una storia giunta alla quarta generazione e con “nipoti che già sono parte integrante del progetto”. Insomma, una storia tutt’altro che intenzionata ad arrestarsi presto.

we. Vitali, il vostro campeggio nasce nel 1965. Quanto conta oggi la tradizione familiare?
Conta moltissimo, altrimenti non ci saremmo ritrovati a festeggiare 60 anni di storia proprio lo scorso anno. Il campeggio è nato nel 1965 grazie ai nostri genitori e oggi siamo alla quarta generazione. Io e mia sorella Maria abbiamo già coinvolto i nostri nipoti. Siamo sempre rimasti una realtà familiare e questo è uno dei nostri punti di forza. La gestione diretta ci permette di offrire un servizio artigianale, non industriale. Abbiamo un contatto quotidiano con gli ospiti e questo crea un rapporto più autentico e personale.

we. In tanti anni di lavoro sul campo avete assistito a molti cambiamenti. Come si è evoluto il campeggio nei decenni?
Partendo dagli anni ’60, all’epoca c’erano solo tende e bungalow in muratura. Il campeggio era concepito come una vacanza spartana ed economica. Negli anni ’70 e ’80 sono arrivate roulotte e camper, ma la vera svolta c’è stata negli anni ’90 con le case mobili, che hanno elevato di parecchio la qualità dell’offerta e in generale la vacanza in camping. È cambiato anche il target: oggi accogliamo una clientela medio-alta rispetto alla clientela basso-spendente di decenni fa; persone che un tempo sceglievano l’hotel e che ora trovano nel campeggio servizi di alto livello. Dopo il Covid, poi, questa tipologia di vacanza è stata rivalutata: le persone cercano spazi aperti, natura, luoghi dove respirare e dove i bambini possano giocare in libertà.
we. Nel 2006 avete avviato un importante progetto di inclusione che oggi vi contraddistingue in Italia e in Europa.
Esattamente. Nel 2006 abbiamo iniziato un percorso per rendere la nostra struttura realmente inclusiva per le persone con difficoltà motorie. Lo abbiamo fatto con il supporto di Roberto Vitali, consulente esperto di turismo accessibile e oggi anche consulente per le Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026. Abbiamo realizzato 37 case accessibili e una spiaggia completamente senza barriere. Nel 2023 abbiamo introdotto anche case pensate per persone non vedenti o ipovedenti, dotate di dispositivi specifici per l’orientamento. Per noi è motivo di grande soddisfazione: offrire a tutti la possibilità di vivere una vacanza senza ostacoli, in un ambiente accogliente e naturale, è qualcosa che va oltre il business.
we. Quali riscontri avete avuto a riguardo?
Ottimi riscontri, visto il successo riscosso dal camping senza barriere. Le 37 case accessibili sono state progettate con un design moderno, curato e contemporaneo, studiato per non ‘dichiarare’ la propria funzione ma per integrarsi perfettamente nel contesto della struttura. Abbiamo scelto di rendere gli alloggi adatti a tutti, senza distinzione. È proprio questa normalità dell’inclusione a essere apprezzata dagli ospiti: non c’è separazione tra strutture inclusive e strutture non inclusive, tutti possono fruire di tutto.

we. E la clientela?
Lo zoccolo duro rimane l’Italia per almeno un 60%, con ospiti che arrivano soprattutto da Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. La restante parte dei clienti viene dall’estero, in particolare da Germania e Svizzera, dove l’offerta di vacanze realmente accessibili è ancora limitata. Ciò che colpisce maggiormente chi soggiorna da noi è la possibilità di vivere una vacanza autentica, senza ostacoli e senza sentirsi ‘diversi’, in un ambiente accogliente, immerso nel verde e pensato per garantire autonomia, comfort e qualità per tutta la famiglia.
we. Cosa rappresenta per voi il premio ricevuto a Riva del Garda?
È una conferma importante del lavoro fatto in questi anni. Il premio riconosce non solo le strutture ma una visione: dimostra che l’inclusività non è un servizio aggiuntivo, ma un elemento strutturale dell’ospitalità moderna. C’è un forte bisogno di offerta in questo ambito perché la domanda è superiore. Oggi circa l’11% del nostro fatturato deriva da ospiti con disabilità, molti dei quali stranieri, proprio perché questo tipo di proposta non è così diffuso. Inoltre stiamo intercettando nuovi segmenti: da un lato i nomadi digitali, per i quali stiamo creando spazi di coworking attrezzati; dall’altro il target corporate con aziende che scelgono la nostra struttura per team building, convegni e attività formative, unendo lavoro e sport. Questo ci permette di lavorare anche in bassa stagione.
La soddisfazione più grande è leggere la felicità negli occhi degli ospiti.
we. Oggi cosa significa “lusso” in un open air resort?
Il lusso, per noi, parte dalla cura del verde e della vegetazione. È la prima cosa che i clienti notano. Poi c’è la qualità degli alloggi, che devono essere sostenibili, a basso impatto ambientale e confortevoli. Oggi il vero valore non è lo sfarzo ma l’attenzione ai consumi, alla presenza di spazi naturali, alla qualità del cibo – con prodotti locali e a chilometro zero – e al benessere complessivo dell’ospite.
we. Quanto conta il personale in questo modello di ospitalità?
È fondamentale. A pieno regime siamo 110 persone. Il segreto è fidelizzare il team, anche grazie a una stagione lunga – sette mesi di apertura – che invoglia i collaboratori a tornare ogni anno. Trovare personale qualificato è una sfida difficile ai tempi d’oggi, quindi quando si costruisce una squadra valida bisogna valorizzarla e gratificarla. Abbiamo anche collaboratori che arrivano dall’estero per lavorare con noi.
we. Qual è la vostra visione per il futuro?
La nuova frontiera che perseguiamo è quella dell’inclusività totale, che abbracci tutti senza essere ostentata. Abbiamo puntato su un design moderno che non evidenzi differenze: le nostre case vanno bene per tutti ed è questo il punto di forza. La soddisfazione più grande è leggere la felicità negli occhi degli ospiti. È lì che capiamo di aver fatto la scelta giusta.
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In apertura: il campeggio visto dall’alto (Fonte: campingflorenz.com)
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