Da rudere a boutique hotel. Vicarello, la nuova destinazione del lusso in Maremma.
Sulle colline della Maremma grossetana, un antico castello medievale è rinato come boutique hotel tra suite ricavate nelle mura storiche, piscine panoramiche e vigneti biologici.
Sulle colline di Cinigiano, a trecentocinquanta metri d’altitudine, il poggio del Castello di Vicarello spia la Maremma grossetana fin dal Duecento. Eretto dai Senesi come avamposto difensivo su preesistenze etrusche e passato attraverso i secoli tra le mani degli Ardengheschi, dei Signori del Cotone e della famiglia Placidi, il complesso giaceva in rovina quando Carlo e Aurora Baccheschi Berti lo individuarono negli anni Ottanta durante un’escursione a cavallo, prima ancora che una strada battuta raggiungesse la collina.

Fiorentino lui, milanese lei, un passato lavorativo condiviso tra Milano e Bali nei settori della moda, dei tessuti e del collezionismo, la coppia rilevò il rudere per farne la propria residenza di famiglia insieme ai tre figli: Brando, Neri e Corso. Servirono dodici anni di cantiere per rialzare le mura in pietra aggregate attorno al cortile medievale, accessibile dal portale ad arco.
Il lavoro, guidato direttamente dalla proprietà senza delegare a studi esterni, ha preservato gli archi, le travi a vista e i cotti rinascimentali, riempiendo gli spazi con gli arredi raccolti in decenni di viaggi d’oltremare: legni intagliati indonesiani, ceramiche marocchine, tappeti persiani e quadri contemporanei. Niente a che vedere con l’allestimento da catalogo alberghiero, ma la continuazione pragmatica di una dimora vissuta.


Da rudere a boutique hotel.
La conversione in boutique hotel continua oggi sotto la gestione diretta della seconda generazione. Corso, formato all’École Hôtelière de Lausanne con esperienze lavorative nell’hôtellerie parigina, supervisiona l’operatività dell’accoglienza, le logistiche di soggiorno e le attività naturalistiche; Brando cura la viticoltura e la conduzione agricola della tenuta, un perimetro di quaranta ettari biologici incastonati nel verde del demanio forestale della Foresta di San Martino.
La ricettività si distribuisce su dieci suite, modellate sulle volumetrie storiche e sulle asimmetrie del fabbricato: quattro si aprono sull’antico cortile lastricato in pietra, altre si isolano tra le macchie di lavanda, le rose bianche e gli ulivi secolari. Non lontano dal nucleo centrale resta traccia anche di un’antica chiesa parrocchiale sconsacrata, oggi convertita in residenza privata, identificabile dal solo profilo del campanile.



L’ampliamento più strutturato riguarda Villa La Vedetta, ricavata nell’antica torre di avvistamento autonoma attraverso un cantiere durato diciotto mesi affidato ad artigiani locali. La struttura si sviluppa su 210 metri quadrati articolati su quattro livelli: due suite con bagni rivestiti in marmo a scacchiera bianca e nera, vasche autoportanti in rame, zona giorno open space con camino monumentale al piano terra, cucina indipendente, giardino riservato di 500 metri quadrati, piscina riscaldata e altana panoramica sul tetto.


L’abaco delle finiture riprende l’intervento del castello con intonaci in marmorino, rovere francese e infissi intagliati a mano, offrendo una configurazione concepita per garantire l’isolamento logistico e visivo degli ospiti. A servizio delle suite del borgo restano le due piscine principali della tenuta: la prima, sagomata in travertino, affaccia a sfioro sul profilo collinare con lettini disposti su una terrazza in legno; la seconda, incassata nell’oliveto e rivestita in marmo verde di Tinos, dispone di riscaldamento per l’utilizzo nei mesi freddi.


Soggiorni scanditi dalla natura.
L’organizzazione della giornata attinge direttamente al perimetro agricolo. Dalle camere si accede ai camminamenti che portano all’orto biologico, dove crescono oltre cinquanta varietà orticole e trenta specie aromatiche. Questo patrimonio botanico alimenta sia la cucina guidata dallo chef Massimiliano Volonterio, che lavora sulle ricette scritte da Aurora Baccheschi Berti nel volume My Tuscan Kitchen, sia le sessioni sensoriali di formulazione di profumi personalizzati tenute sul posto in collaborazione con Copihue Atelier, dove gli ospiti creano fragranze botaniche partendo dalle essenze raccolte sul campo.

L’offerta dell’hotel include collegamenti aerei privati con elicottero e voli panoramici al tramonto dall’aeroporto di Grosseto verso la Val d’Orcia, Montalcino e l’Isola d’Elba, affiancati a uscite all’alba per la ricerca del tartufo nel bosco con guide locali e cani addestrati. In autunno la vita della struttura segue i ritmi della terra, coinvolgendo chi risiede nelle fasi della vendemmia manuale nei sette ettari di vigneto e nella successiva frangitura delle olive.


La torre della Vedetta chiarisce il cambio d’uso del sito. L’architettura militare, concepita nel Duecento per la perlustrazione della Valle dell’Ombrone e la prevenzione degli attacchi, sfrutta la medesima quota altimetrica per offrire riservatezza e silenzio sulla campagna di Cinigiano. La funzione di avamposto è caduta; la posizione di dominio sul paesaggio resta identica.
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In apertura: la Lobby del Castello.
ph Matteo Serpi
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