McDonald’s compie 40 anni.
Nel 1986 nasceva a Roma il primo McDonald’s in Italia. All’insegna dell’ easy to attend oggi il colosso della ristorazione conta più di 800 locali. E la qualità? I primi ad avere introdotto il sistema HACCP e prodotti Dop e IGP nei panini.
Quattrocentottantuno mesi fa, era il 20 marzo 1986, si insediava, con l’apertura a Roma del suo primo locale, il colosso multinazionale della ristorazione veloce McDonald’s. Coda di giovani e meno giovani, anzi proprio tante famigliole, in Piazza di Spagna per scoprire Big Mac, Cheeseburger, Hamburger, Filet-O-Fish, Quarter Pounder con contorno di patatine fritte, sorseggiando milkshake e Coca-Cola.
I giovani di quel periodo erano i cosiddetti “paninari” e trovarono in quel locale la commutazione da desiderio a realtà fruibile di cosa poteva essere un luogo di aggregazione easy to attend (facile da frequentare).
Nel volgere di circa un decennio nel nostro Bel Paese, famoso nel mondo anche per la sua cucina, si aprono decine di McDonald’s. Tutti pressoché uguali per arredamento, per divisa del personale, per offering: menù ben visibili alle spalle del banco di comanda, con ben chiara ed evidente l’indicazione del prezzo. Insomma, il locale easy to attend: l’avventore è certo di sapere “cosa c’è”.
Sovente, la sosta al McDonald’s diviene lo step 1 laddove, per chi può permetterselo, diciamo per “i giovani meno giovani” lo step 2 può essere il cinema come può essere la discoteca.
E a proposito dei giovani non giovanissimi, ma anche per altri segmenti di clientela, arriva in Italia nell’anno 1994, il primo McDrive così introducendo anche da noi il modello del ristorante “drive-in”.


Arriviamo all’anno 1996: McDonald’s apre locali anche nei centri commerciali. Siamo all’alba del nuovo millennio ed ecco il Crispy McBacon, il panino più amato in Italia, ideato e realizzato in esclusiva per il mercato italiano. Insomma, McDonald’s attua uno slogan allora di attualità: Think global, act
local- pensa globale e agisci locale.
Grazie all’intuizione del competente top management, McDonald’s comincia a italianizzare il menù e comincia anche una sorta di diversificazione, pensata proprio per il mercato italiano. Non a caso,
nell’anno 2005 nasce McCafé: il “bar all’italiana”. Giusto per guardare nel backstage, si sappia che sul fronte della sicurezza alimentare e dell’igiene, nell’anno 1998 McDonald’s introduce il sistema
HACCP, il sistema di prevenzione dei rischi per la salubrità degli alimenti. Quel concetto primigenio di aggregazione si irrobustisce grazie alle Playland: spazi attrezzati sempre easy to attend dove festeggiare il compleanno con gli amici.

Ed eccoci al fatto più significativo: nell’anno 2008 arriva il panino con hamburger e Parmigiano Reggiano Dop. Prodotti DOP e IGP nei panini! Nell’anno 2008, quanti ristoranti usavano prodotti DOP e IGP ? Quanti patron e quanti chef avevano reale contezza di cosa significassero DOP e IGP? Dopo il Parmigiano Reggiano DOP è la volta dell’Asiago DOP, del Radicchio di Chioggia IGP, della Mela Alto Adige IGP, dell’Aceto balsamico di Modena IGP e dello Speck Alto Adige IGP.
Nell’anno 2010 c’è il debutto dei totem digitali per ordinare i menù. Nell’anno corrente, 40 anni dopo il primo locale aperto a Roma, in Italia ci sono circa 800 ristoranti, di cui 650 con la Birthday Room e oltre 300 con le Playland. Negli 800 locali lavorano circa 40mila addetti che ogni giorno servono circa
un milione di clienti. Quest’anno sono previste oltre 60 aperture e l’obiettivo è di superare quota
mille ristoranti entro il 2029. Cosa ha significato McDonald’s in Italia per la ristorazione italiana ?
La prima domanda da porsi, nessuno ce ne voglia, è la seguente: se non ci fossero i circa 800 locali McDonald’s in Italia, quel milione circa di clienti al giorno, dove andrebbe a pranzo e/o a cena ?
No answer da parte nostra. La domanda è rivolta ai ristoratori!
Un’altra domanda ancora! Ci voleva una multinazionale per portare a conoscenza di milioni di italiani
l’utilizzo consapevole e ben comunicato dei prodotti DOP e IGP nella ristorazione?
E poi parliamo di DOP economy e poi ci fregiamo che la nostra cucina è Patrimonio dell’Umanità.
Ultimissima cosa.
Cosa ha fatto e cosa sta facendo la ristorazione italiana per rendere “facile da frequentare” il ristorante italiano anche ai giovani? Parliamone!
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In apertura: courtesy pexel by Polina Tankilevitch.
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