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A tu per tu con Alessandra Scatà, general Spa manager del Lefay Resort & Spa Dolomiti. L’esperta ci spiega il lavoro che si nasconde dietro una Spa di successo tra progettazione, ricerca e attenzione ai dettagli.

Dalla formazione come geometra alle esperienze internazionali tra India e Stati Uniti, fino alla guida delle Spa di alcuni tra i più prestigiosi resort italiani. Alessandra Scatà, general Spa manager del Lefay Resort & Spa Dolomiti, da quasi trent’anni affianca hotel e strutture turistiche nella progettazione, nello sviluppo e nel riposizionamento di centri benessere, occupandosi di strategia, formazione e innovazione.

Oggi è impegnata anche nello sviluppo di progetti dedicati al biohacking e alla longevità, due delle frontiere più avanzate del wellness. Tra le altre cose, Scatà sarà tra gli speaker di Hospitality Day 2026, l’evento in programma il prossimo 13 ottobre, al Palacongressi di Rimini. In questa intervista a we:ll magazine l’esperta racconta il suo percorso professionale, dalle esperienze internazionali alla progettazione delle Spa, spiegando quali competenze richiede oggi questo mestiere e perché progettare un centro benessere significa immaginare molto più di uno spazio dedicato al relax.

La piscina interna ed esterna del Lefay Resort & SPA Dolomiti.

we. Sei una Spa manager atipica: geometra di formazione, pratica, consulente anche in fase di progettazione di Spa. Quali consigli tendi a dare ai progettisti?

È vero, sono atipica, ma questa formazione diversificata mi permette di rispondere alle esigenze di una Spa. La parte di geometra mi serve per capire i progetti, assistere gli architetti in fase iniziale per ottimizzare spazi e percorsi e, a Spa finita, per comprendere lo stato degli impianti, chiamare le persone giuste in caso di guasti, dimensionare le cabine e gli inserimenti di lettini e tecnologie. La parte di consulenza, unita alla parte tecnico-architettonica, è utile per ragionare sin da subito sulla valorizzazione degli spazi, avere una direzione per un business plan il più possibile veritiero e confrontabile e creare, insieme alla proprietà, una filosofia e un concetto forte e determinante che entrino sin da subito in fase progettuale.

Adoro lavorare con i progettisti già nelle primissime fasi del progetto per ragionare su come lo stesso funzionerà “con la gente dentro”, così che non vengano dimenticati spazi operativi fondamentali quali gli ambienti per lo stoccaggio dei cosmetici, che devono avere temperature adeguate, per la raccolta della biancheria pulita e sporca, per gli spazi di preparazione dei trattamenti o per le consulenze. Secondo me, la parte più difficile per un progettista Spa è quella relativa all’illuminazione. Quante volte abbiamo visto cabine massaggi con luci soffuse che garantiscono un rilassamento completo e subito, a fine massaggio, l’ospite è di nuovo catapultato nel corridoio di accesso con luci quasi da supermercato?

L’area relax della Spa dell’hotel.

Grande attenzione deve essere rivolta alle prese elettriche nelle cabine. Una cabina massaggio ha esigenze limitate, ma una cabina trattamenti viso/corpo ha bisogno di prese per le tecnologie, altrimenti il rischio è quello di avere cavi ovunque – e qui è la consulente o la Spa manager che deve dire cosa verrà eseguito in una determinata cabina.

Altro consiglio per i progettisti è quello di fare molta attenzione alle pendenze dei pavimenti, soprattutto nelle zone umide. Se le pendenze non sono studiate ed eseguite correttamente, il rischio è di avere acqua ovunque. L’acustica è un altro impegno: l’insonorizzazione va prevista, soprattutto tra cabine comunicanti e, in area umida, con le vasche idromassaggio. Isolare bene anche gli hair salon dove convivono phon e tante chiacchiere è importante.

we. Qual è la parte del tuo lavoro che ami di più?

È difficile rispondere perché il lavoro di una Spa manager è così vario e appassionante che, nonostante i già 30 anni di carriera, mi piace sempre di più. Se proprio devo dare una risposta, mi piace tantissimo la progettazione sia degli spazi che del futuro operativo. La Spa manager deve sempre guardare al futuro, a cosa accadrà tra uno, tre e cinque anni. Quando creo i cosmetici, ad esempio, non studio cosa c’è nel mercato oggi ma mi intrufolo nei laboratori per scoprire a cosa stanno lavorando i ricercatori. Ho preso in prestito una massima: “Se qualcosa non è stato fatto, non è detto che non lo si possa fare”, e questo è un po’ un riassunto di ciò che amo fare: una sorta di sfida verso il successo e il futuro.

we. Quali devono essere, secondo te, le caratteristiche di una Spa manager?

Una o uno SPA manager è colei o colui che riesce a trasformare la struttura benessere in un luogo di trasformazione autentica per l’ospite, creando al tempo stesso un ambiente di lavoro in cui il tema possa esprimere il meglio di sé, garantendo la sostenibilità economica dell’attività. Non è un ruolo per tutti: richiede una combinazione di cuore, testa e competenze, oltre che di passione e dedizione. La conoscenza del settore e la formazione in estetica, benessere e discipline olistiche è fondamentale, come fondamentali sono la conoscenza approfondita dei trattamenti offerti e l’aggiornamento costante su tendenze e innovazioni.

Anche la conoscenza dei prodotti cosmetici e la comprensione delle normative igienico-sanitarie vigenti sono molto importanti. Un manager deve avere anche le competenze gestionali e manageriali per seguire la gestione economico-finanziaria, elaborando e controllando il budget, i KPI (key performance indicators), i costi operativi e la capacità di leggere e interpretare bilanci e report. Nella gestione operativa deve pianificare turni e orari, organizzare il flusso dei clienti e avere competenze sui software di gestione e prenotazione. Deve altresì curare lo sviluppo della strategia commerciale, collaborando con il reparto marketing dell’hotel, e tutto il retail dei prodotti. Altri compiti di uno o una Spa manager sono la costante supervisione della pulizia e del decoro della Spa. Deve, infine, avere empatia e capacità di ascolto, sia con il team che con gli ospiti.

Una Spa privata del resort.

we. Hai lavorato tra India, Stati Uniti e Italia. Qual è la lezione più importante che ciascuna di queste esperienze ti ha lasciato e che oggi applichi nella progettazione e nella gestione di una Spa?

L’India che ho conosciuto mi ha lasciato il segno: non dare nulla per scontato ma vivere sempre con gratitudine. La vita, le emozioni, gli insegnamenti, le cose che accadono nel quotidiano, le persone che si relazionano con te e gli oggetti che hai a disposizione non sono ovvi: bisogna essere grati per ciò che accade, dentro e fuori di noi. Gli Stati Uniti mi hanno insegnato l’importanza e la forza della comunicazione, che spesso arriva come una palla da cannone se viene sparata male. Gli studi a Berkley prima e a Sedona poi mi hanno portata a interpretare i segnali che arrivano dall’ambiente e a capire cosa suscitano e scatenano in noi. In Italia ricerco con una certa avidità le tradizioni antiche, le saggezze popolari, la medicina “casalinga” dei nostri antenati e le competenze termali.

Poi la vita mi ha anche fatto incontrare insegnanti di medicina classica cinese e devo dire che sono stati gli insegnamenti di cui sono maggiormente grata, poiché mi hanno dato sia scientificità che sensibilità. Un bel mix che, portato all’interno della Spa, permette di creare proposte di trattamenti e di servizi di un certo spessore e creare luoghi dove le persone si sentono sicure nell’affidarsi a noi. Ricordiamoci sempre che in una Spa le persone si spogliano, lasciano i vestiti che devono indossare fuori e trovano il tempo per essere se stessi, nella loro vulnerabilità, nella loro intimità. La Spa manager deve proteggere questo spazio.

Un’altra Spa privata della struttura, con jacuzzi.

we. Oggi ti stai occupando di biohacking e longevity. Sono parole molto di moda, ma cosa significano davvero per una Spa? Si tratta di una tendenza passeggera o del futuro del benessere in hotel?

Non sono una moda: sono una necessità. La necessità di una ricerca del vero stato di salute. Però attenzione: adesso sta diventando tutto longevity, ma non è proprio così. Ho visto aziende che, senza cambiare nulla in fatto di prodotti e servizi, hanno iniziato a comunicare le stesse cose aggiungendo solo il cappello “longevity”. Faccio un passo per volta, dando definizione ai due trend:

  • Biohacking significa letteralmente “modificare la biologia” attraverso interventi consapevoli – alimentazione, luce, freddo, calore, tecnologia –, per ottimizzare le funzioni del corpo.
  • Longevity non è un semplice “vivere più a lungo”, è un “vivere meglio più a lungo“.
La piscina interna del resort.

Le due filosofie vanno gestite in maniera diversa e con competenza perché, comunque, in ambedue si porta l’ospite a cambiare stile di vita e lo si può fare solo se si hanno solide basi di competenza. Per una Spa, questo vuol dire che ci si appoggia su quello che già viene offerto, che deve poi essere ampliato e completato, soprattutto nella formazione del personale. Le opportunità concrete per la Spa sono di raggiungere un segmento di ospiti “premium” con alta disponibilità di spesa (il cliente longevity spende mediamente 374 volte tanto un cliente Spa ‘normale’), di avere una differenziazione competitiva duratura (il protocollo non è facilmente copiabile), un cross selling naturale con tutti i reparti della struttura alberghiera (food, sleep, fitness), e anche di approcciare a temi come “Liability medica” (qui i medici parleranno di stato di salute, non di cura della malattia) e termalismo preventivo.

Se analizziamo bene qual è l’andamento di vita della popolazione capiamo subito che, avendo una prospettiva di vita ben più lunga dei nostri antenati, seguire questi codici di salute non può essere una semplice moda: è una risposta al cambiamento demografico.

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In apertura: Alessandra Scatà, general Spa manager del Lefay Resort & Spa Dolomiti.

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Incontra Alessandra Scatà, insieme all’architetto Sergio Bizzarro, a Hospitality Day al Cafe del Design nel panel “Il futuro delle Spa in hotel. Il punto di vista di chi le progetta e chi le gestisce. Tra design e benessere, i segreti per farle funzionare“.

13 ottobre 2026 | Palacongressi di Rimini.

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