Borgo Monchiero. Dalla spiritualità all’ospitalità discreta.
Fra le colline delle Langhe, un’antica struttura monastica dal fascino senza tempo accoglie ora un complesso alberghiero di lusso. A Borgo Monchiero, ospitalità e cultura prendono nuovo slancio.
Da lontano, l’ex monastero dall’aspetto austero non è cambiato. Da vicino, al contrario, appare evidente la sua trasformazione in resort di lusso fra giardini alberati e terrazze attrezzate.

Borgo Monchiero svetta più riconoscibile che mai fra le colline Patrimonio Unesco delle Langhe, dopo l’attento intervento di recupero e valorizzazione dell’architetto Stefano Tardito, che rivela: “L’equilibrio tra conservazione e valorizzazione qui si fonda su un’accurata ricerca storica e innovazione tecnologica. L’armonioso incontro tra passato e presente permette al monastero di preservare la sua autenticità storica e al contempo di evolversi in spazi immersivi e seducenti. Il Borgo rinasce e diventa narratore d’eccezione del suo passato”.



Dagli spazi storici alla nuova ospitalità.
Gli appellativi delle nuove destinazioni d’uso rispecchiano questa visione. Il nome Mater dell’elegante lounge polifunzionale richiama l’origine dell’antica cappella. La terrazza panoramica Willow deve il nome ai salici piantumati, mentre il giardino del chiostro è dedicato allo storico albero di Gelso che ne definisce l’atmosfera intima e silenziosa. Eva, l’area della piscina affacciata sulle colline, è il termine acqua nel dialetto locale e anticipa l’esperienza immersiva dell’area wellness.



L’intero piano seminterrato a volte in mattoni è attrezzato con saune, docce emozionali, sale relax e una piscina riscaldata all’interno dell’antica cisterna in coccio pesto. Puntano invece al benessere gastronomico il ristorante Eira, che nel dialetto piemontese indica l’aia contadina, e il lounge bar Olo, fra antiche salette affrescate e vista sul giardino con piscina. Oltre alle aree comuni, l’ex monastero accoglie, all’interno delle antiche celle monastiche, diciannove camere con soffitti lignei e pavimenti in cotto, distribuite lungo corridoi in pietra.
Un progetto che nasce da lontano sia per l’origine ottocentesca della struttura, sia per quella della nuova proprietà, il gruppo Atmosphere Core, che dalle Maldive è sbarcato in Italia per farne il secondo complesso storico del sub-brand Heritage by Atmosphere. L’identità del borgo è preservata dai nuovi innesti, rispettosi delle preesistenze e calibrati secondo un racconto unitario che fa dialogare a tutto tondo ospitalità, natura e cultura.


Il benessere tra antiche volte e sapori locali.
L’eleganza discreta gioca sulla combinazione fra materiali nobili, come legno di olmo, specchi e metalli patinati, carte da parati, rivestimenti in rafia e tessuti pregiati. Inoltre, gli arredi AH²Aterier Hospitality, tutti taylor made e su disegno, formano un tutt’uno con l’essenzialità degli ambienti originali. Il complesso comprende anche una villa settecentesca, una cascina e collegamenti con shuttle elettrici. La villa, all’interno di un parco piantumato, accoglie sei suite e spazi comuni con finiture su misura dai toni chiari e soffitti a volta ribassata che creano una atmosfera d’intimità.


Fra tutte, la camera del Priore – ampio appartamento con camere comunicanti e finestre su tutti i lati – offre un’ampia vista sulle colline circostanti. Del contatto diretto con la natura si alimenta il soggiorno nella Cascina che conserva il suo aspetto rustico, con camere direttamente collegate al bosco adiacente, attrezzato con un suggestivo sistema di passerelle con spazi di relax.

Il complesso, originariamente destinato a luogo di preghiera e contemplazione, nel corso del Novecento era diventato un cenacolo artistico e musicale che ora ha un proprio spazio espositivo all’interno della chiesetta sconsacrata, accanto alla residenza e all’atelier di Eso Peluzzi. L’anima spirituale della tenuta è mantenuta viva nel settecentesco Santuario della Madonna del Rosario, custode anche di un ricco patrimonio di arte e storia.
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In apertura: Mater, l’elegante lounge polifunzionale che richiama l’origine dell’antica cappella.
ph Giorgio Gaffuri, Edoardo Giorio
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