La personalizzazione passa dal gin.
Il lusso contemporaneo nell’ospitalità punta sempre più alla personalizzazione. In un’epoca in cui l’eccellenza è il requisito minimo, distinguersi vuol dire offrire un’esperienza che sia, letteralmente, irripetibile altrove. Ogni dettaglio deve narrare l’identità unica del progetto di hospitality, passando, oggi, anche dietro il bancone del bar, dove la mixology evolve da semplice preparazione a vera e propria sartorialità liquida. Come nel caso del gin di Cillario&Marazzi Spirits Co.
Oggi non si personalizza più solo il packaging, ma il distillato, creato “su ordinazione” e profondamente identitario. È in questo scenario che si inserisce la storia di Cillario&Marazzi, “i sarti del gin”, due famiglie unite da una stessa grande passione, trasformata in un atelier del distillato, sulle Prealpi varesine, capace di creare un prodotto “tailor-made” per i nomi più prestigiosi dell’hotellerie e della ristorazione stellata e per i loro ospiti, sempre a caccia di esclusività. Ecco alcuni esempi: il Molino Stucky di Venezia e la Villa Serbelloni di Bellagio, Villa d’Este e l’Hotel Passalacqua sul Lago di Como, il Rosewood di Castiglion del Bosco o a Milano il Caffè Trussardi, il Dry Milano e il ristorante due stelle Michelin Il Luogo di Aimo e Nadia.

Per il gin è “la ricetta” a fare la differenza e per Cillario&Marazzi creare un nuovo gin è un atto creativo frutto di un rigore assoluto nella selezione delle materie prime, di una lavorazione manuale e di un’alchimia bilanciata tra botaniche, spezie e grado alcolico. Alla base vi è un’anima artigianale che ricerca l’armonia perfetta per realizzare prodotti sempre nuovi, autentici e unici.
Abbiamo chiesto ad Attilio Cillario, ex avvocato penalista, oggi soddisfatto Master Distiller, di raccontare il loro gin sartoriale.
we. Cosa cercano i grandi nomi dell’hotellerie che l’industria non può offrire?
Il nostro è un lavoro frutto di una stretta connessione con i nostri clienti, ai quali chiediamo di venire in distilleria per rendersi conto di come e dove lavoriamo ma anche per partecipare alla creazione del prodotto. Chi segue tutte le tappe del suo gin ottiene un prodotto congeniale ai propri gusti e alla propria miscela. Se i bartender non vivono in prima persona la nascita del distillato, questo potrebbe essere solo una bottiglia come le altre sulla bottigliera. Noi non siamo semplici produttori, siamo fornitori di servizi: creiamo abiti sartoriali da bere.


we. Come selezionate le materie prime?
Puntiamo tutto sulla freschezza. Gli agrumi arrivano direttamente dai produttori (Calabria, Sicilia, le isole Eolie) e vengono lavorati entro tre giorni dalla raccolta, o messi sotto alcol immediatamente per non perdere nessuna dello loro preziose caratteristiche. Molte erbe come il lemongrass, lo shiso, noto anche come basilico giapponese o cinese, e lo zenzero, le coltiviamo nel nostro orto botanico, attorno alla nostra piccola distilleria immersa in un bosco sulle Prealpi varesine. Spesso sono gli stessi clienti a fornirci gli ingredienti del loro territorio, come le pompie di Siniscola, un raro agrume endemico della Sardegna, o i bergamotti, rendendo il prodotto unico e non replicabile.


we. C’è una tendenza verso ingredienti insoliti o si preferisce il classico gin?
Dipende dal cliente. Realtà come Villa d’Este cercano l’eleganza classica per il Martini perfetto. Altri puntano allo storytelling: vogliono ingredienti territoriali che raccontino una storia. Il mio compito è trovare l’armonia: se un cliente vuole il timo, il risultato non deve essere un liquore al timo, ma un gin equilibrato che coinvolga tutte le componenti del gusto. Per la regalistica aziendale o per gin che realizziamo per singoli eventi, le richieste sono sempre per gusti particolari. Poi ci sono le sfide estreme, come il gin ai gamberi di Mazara del Vallo fatto per un’azienda di pesca: ho distillato le teste dei gamberi e le ho unite a pompelmo rosa e qualche spezia. Un risultato strabiliante.
we. A quali progetti state lavorando?
Recentemente abbiamo lavorato a un progetto brasiliano con ingredienti che non conoscevo, come, ad esempio, la graviola, un frutto tropicale dal sapore dolce o la feijoa, altro frutto brasiliano. La nostra soddisfazione più grande è ancora stupirci della varietà infinita che la natura ci offre per creare i nostri gin sartoriali.
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In apertura: il gin studiato per Villa D’Este.
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