“Il segreto? Sapersi prendere cura dell’altro”. A tu per tu con Piero Marini, host di Demo e Mode Hotel.
Dal primo caffè servito in un borgo sperduto a host di due eccellenze dell’hospitality: Demo e Mode Hotel a Rimini. Piero Marini, consulente per Teamwork Hospitality e sales manager, si racconta a we:ll magazine. Perché il capitale umano e la capacità di “prendersi cura dell’altro” rimangono le vere bussole per il successo di un manager.
Il suo primo caffè lo ha preparato a dodici anni, in un piccolo borgo delle Marche. Un gesto semplice, quasi banale, che però ha segnato l’inizio di un percorso professionale costruito sull’accoglienza, sulla relazione e sulla capacità di prendersi cura degli altri. Da lì comincia una storia fatta di stagioni, gavetta, esperienze all’estero e una carriera manageriale che lo ha portato a dirigere un hotel a Milano a soli trent’anni.
Piero Marini ha attraversato tutti i livelli dell’ospitalità. Oggi è consulente commerciale per Teamwork Hospitality, e soprattutto host di progetti iconici come Demo e Mode Hotel: due alberghi che testimoniano come design, creatività e capitale umano facciano sempre la differenza, a prescindere dalla località in cui le strutture si inseriscono.


Secondo i dati forniti da Tripadvisor Demo è il primo hotel di Rimini per punteggio e rientra nell’1% dei migliori alberghi al mondo, in base alle recensioni entusiastiche dei viaggiatori. A certificare il valore della proposta anche il punteggio Booking.com, il più alto tra tutte le strutture alberghiere della città di Fellini.
Mode Hotel, inaugurato nell’ottobre 2025, altro non è che il proseguo della visione imprenditoriale lanciata da Mauro Santinato, presidente di Teamwork Hospitality, e concretizzata da un pool di architetti incaricato di progettare l’albergo. Materiali di pregio, finiture d’eccellenza e suite una diversa dall’altra per far sentire ogni ospite unico, in un contesto unico.
we. Marini, come ci si sente a essere il padrone di casa di hotel come Demo e Mode?
Profondamente onorati. In un’epoca in cui l’ospite, prima di tutto, desidera essere colpito, Demo e Mode sono l’incarnazione perfetta di questo spirito dell’ospitalità di lusso: accoglienza curata, dettagli di design, un senso di esclusività che rende il soggiorno ancora più magico. Il Mode Hotel di Rimini, per esempio, è un prodotto talmente forte che basta entrare per rimanerne colpiti. Ogni suite è diversa e questo crea unicità; poi ci sono spazi che aggiungono valore, come il coworking. Durante il Sigep, tra Demo e Mode abbiamo ospitato clienti di sette nazionalità diverse, con una media di 300 euro a notte solo per dormire. A gennaio, in una città come Rimini, è un risultato straordinario. Questo dimostra che un prodotto innovativo e riconoscibile funziona anche fuori stagione.


we. Torniamo ora all’inizio. Come nasce il suo rapporto con l’hôtellerie?
Ho conosciuto questo mondo molto presto, avevo dodici anni. Vengo da una famiglia di Ascoli Piceno e lavoravo in un bar di un piccolo borgo marchigiano. Lì ho scoperto qualcosa che non conoscevo e che mi ha folgorato: la bellezza di prendersi cura del cliente. Il primo caffè, il primo cappuccino, il rapporto con le persone. Lavoravo dalle sei del mattino fino a mezzanotte e facevo un po’ di tutto, ma non lo ‘accusavo’ minimamente. Poi, grazie a miei cugini, ho conosciuto una persona che frequentava la scuola alberghiera di San Benedetto del Tronto. Da lì si è aperto un mondo.
we. Quando intuisce che questa sarebbe diventata la sua strada?
Direi subito. A tredici anni ho iniziato con le stagioni, poi l’alberghiero. La scuola mi ha dato la possibilità di aprirmi a tantissime esperienze. Ho fatto la classica gavetta: segretario, cameriere, poi alcune tappe ‘obbligatorie’ all’estero; all’epoca conoscere il tedesco era fondamentale, infatti ho lavorato in Germania e in Svizzera. Ho avuto esperienze in tutti i settori dell’ospitalità. Il mio è un ambiente dove più ne conosci, meglio è.


we. A trent’anni era già direttore d’albergo a Milano. Un percorso rapido.
Sì, ero direttore dell’Hotel Bonaparte, che oggi fa parte del gruppo Una Hotels. Fu lì che iniziai a fare il manager in senso pieno, anche se ho sempre scelto di spostarmi periodicamente per fare esperienze diverse. Ho cambiato diciotto sedi di lavoro, in varie città, sempre con ruoli manageriali ma in contesti alberghieri differenti. Il primo grande obiettivo, d’altronde, era diventare un manager completo, non limitato a una sola funzione.


we. Oggi, al contrario, si punta molto sull’importanza di una formazione specialistica. Qual è il suo pensiero a riguardo?
Sicuramente la formazione è molto più strutturata: scuole, master, percorsi altamente specializzati. I giovani di oggi arrivano preparatissimi. Io ho avuto un percorso più ‘artigianale’, ma proprio per questo ho imparato a guardare il management su più fronti. Ritengo che il sales manager non possa essere solo un venditore: deve conoscere profondamente il prodotto, sapere cosa sta vendendo e soprattutto saperlo raccontare.

we. Quali sono le competenze chiave di un sales manager nel 2026?
Prima di tutto la conoscenza del prodotto e le capacità relazionali. Serve un buon carattere, empatia, un modo di comunicare piacevole. Bisogna raccontare il proprio hotel con umiltà, coinvolgendo l’interlocutore e valorizzando i punti di forza della struttura. Poi ci sono le competenze più manageriali: orientamento agli obiettivi di budget, capacità di raggiungere i risultati, organizzazione del team, coordinamento con marketing e revenue management. Uno degli aspetti più importanti, soprattutto, è saper gestire e coordinare le persone. La competenza digitale è fondamentale ma quella umana resta centrale e irrinunciabile. Un tempo scrivevamo le statistiche a mano, oggi bisogna saper usare sistemi complessi, gestire le Ota (Online travel agencies, ndr), leggere i dati. Ma attenzione: il sales manager non può e non deve diventare un semplice compilatore di dati. Deve stare in mezzo ai reparti, viverli a pieno, essere un ponte tra le persone.


we. Come vede il futuro del ruolo, guardando al 2026 e oltre?
Non riesco a immaginare un robot che accolga un ospite o che faccia il mio lavoro. Non so dove arriverà la tecnologia, probabilmente molto più lontano di quanto immaginiamo. Ma stile, cortesia, gentilezza, capacità di vendere un’esperienza: queste resteranno sempre competenze umane. Nessun robot potrà sostituirle.
we. Che consiglio darebbe a un giovane che vuole intraprendere questa carriera?
Gli direi che è fondamentale innamorarsi di questo mestiere, e che deve esserci in lui il piacere di accogliere e prendersi cura degli altri. Se per te è più importante stare davanti a un computer, allora fai altro. Se invece ti innamori dell’ospitalità, non hai limiti.
ph. PHOTODAF
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In apertura, la suite Estate Italiana del Mode Hotel di Rimini, nata dalla creatività di Paola Navone e Gian Paolo Venier e sotto la direzione artistica di Cristina Pettenuzzo.
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