Dentro la Venezia 2 Stelle Michelin. Luana Mazzega [ci] racconta Palazzo Venart e GLAM.
Palazzo Venart e il suo ristorante GLAM conquistano i Best Luxury Hotel Awards 2025. In cucina chef Donato Ascani della scuderia di Enrico Bartolini. Un riconoscimento che premia non solo le due stelle Michelin, ma una visione precisa: intimità, territorio ed esperienza autentica dell’ospite.
Nel cuore più silenzioso di Venezia, lontano dai flussi e dalle semplificazioni, esiste un luogo in cui l’alta cucina ha scelto la misura come cifra stilistica. È Palazzo Venart Luxury Hotel con il suo ristorante GLAM, premiato ai Best Luxury Hotel Awards 2025 nella categoria Best Restaurant per essere “l’unico ristorante due stelle Michelin di Venezia, capace di trasformare l’intimità di soli 18 coperti in un’esperienza gastronomica esclusiva. Per una cucina istintiva e contemporanea che nasce dal mercato di Rialto e dalla laguna, e che attraverso stagionalità, ricerca e creatività dà vita a piatti che celebrano il territorio con originalità e raffinatezza”.

Alla guida, in qualità di resident chef, troviamo Donato Ascani della scuderia di Enrico Bartolini. Quest’ultimo, che ricopre il ruolo di executive chef, è un nome che non ha bisogno di presentazioni, a fronte delle ben 15 stelle Michelin guadagnate durante la sua florida carriera. Il riconoscimento non fotografa solo un’eccellenza gastronomica ma racconta un modo preciso di intendere l’ospitalità: raccolto, consapevole, profondamente veneziano.
Per Luana Mazzega, general manager di Palazzo Venart, il premio arriva come una riprova silenziosa ma potente. “Lo vivo innanzitutto come una conferma del percorso intrapreso. Non tanto come un traguardo, quanto come il segnale che una visione fatta di coerenza, rigore e sensibilità viene percepita anche all’esterno – dice a we:ll magazine -. Il GLAM di Enrico Bartolini è un progetto contemporaneo inserito in un contesto storico che rispetta profondamente. Ricevere un premio di questo livello significa sapere che quell’equilibrio sottile tra alta cucina, ospitalità e identità del luogo è arrivato in modo autentico agli ospiti e alla giuria”.

“Per me ha un grande valore umano e professionale – aggiunge – perché premia un lavoro di squadra, una filosofia condivisa e la capacità di dialogare con un pubblico internazionale restando saldamente radicati al proprio luogo d’origine”.
Alta cucina: tra storia e responsabilità.
Guidare l’unico ristorante due stelle Michelin di Venezia significa muoversi su un terreno delicato. “È una responsabilità importante, ma anche un grande privilegio – dice la general manager -. Significa custodire una doppia fragilità: quella di Venezia, città unica e delicata, e quella di un palazzo del 15esimo secolo che richiede rispetto, attenzione e sensibilità costanti, mantenendo al tempo stesso un livello di eccellenza capace di esprimersi attraverso intimità, discrezione e una visione contemporanea, sia nei piatti che nell’ospitalità che riserviamo agli avventori dell’hotel”. In questo senso il lusso non è mai ostentato ma suggerito, affidato ai dettagli.

“La cucina del GLAM nasce da un rapporto quotidiano e concreto con il territorio. Il mercato di Rialto e la laguna non sono mai evocazioni astratte ma ‘luoghi di lavoro reali’, puntualizza Mazzega. È lì che prende forma la cucina istintiva e contemporanea dello chef Donato Ascani. “La cucina di Donato Ascani, della scuderia di Enrico Bartolini, riesce a essere istintiva e contemporanea proprio perché valorizza la materia
prima locale – prosegue la general manager -. Donato lo troviamo al mercato di Rialto ogni mattina alle 7, così come nei giorni di riposo va a trovare i fornitori sulle isole minori della Laguna. Il territorio viene così raccontato con rispetto, studio e libertà creativa”.


Una Venezia privata, a prova di “sartoria”.
Questa stessa idea di misura si riflette nell’ospitalità di Palazzo Venart, che racconta una Venezia privata, quasi domestica. Una Venezia in cui la dimensione privata si traduce in un’accoglienza personalizzata, quasi sartoriale. “I nostri ospiti vengono accolti col piacere di quando si accolgono amici a casa, ci si prende cura di loro con la spontaneità che si traduce poi in relazioni autentiche. È un’ospitalità che riflette la stessa filosofia della cucina del GLAM: precisione, misura e profondità. L’ospite deve sentirsi accolto in casa di amici, o per meglio dire in un palazzo di amici che hanno il privilegio di vivere sul Canal Grande”, dice ancora Mazzega.


Il rischio, dinanzi a un’eredità del genere, è di non saper creare un equilibrio tra le varie componenti che contraddistinguono Palazzo Venart e l’ospitalità di cui si fa portatore, calata nel contesto veneziano. Un rischio che Mazzega, in virtù del suo ruolo, ha coraggiosamente scelto di assumersi.
“Tutto nasce da un atteggiamento di profondo rispetto verso il luogo. La storia di Palazzo Venart non va replicata né cristallizzata ma interpretata con sensibilità, lasciando spazio a un linguaggio contemporaneo che si inserisca in modo naturale – chiarisce -. In questa lettura ho introdotto piccoli eventi selezionati, pensati su misura per la natura del palazzo”. E cita workshop di Ikebana, mostre temporanee legate agli artigiani locali come Lunardelli Venezia e Tessuti Bevilacqua, occasioni intime “mai invasive che ci hanno permesso di aprirci con discrezione alla città e di creare connessioni autentiche con il territorio”. Il tutto condito da rispetto e valorizzazione del lavoro di artigiani e realtà locali che condividono la medesima attenzione alla qualità e al dettaglio.
“Il team fa la differenza”.
In una realtà così raccolta, il team diventa il vero moltiplicatore dell’esperienza. “È l’elemento che trasforma un pranzo o una cena in un ricordo indelebile – puntualizza Mazzega -. Ogni gesto, ogni attenzione, ha un peso specifico enorme. Un’esperienza memorabile non nasce solo dalla bellezza del contesto o dall’eccellenza della cucina, ma dalla qualità umana e dalla grande competenza di chi accompagna l’ospite a vivere un’esperienza che ricorderà a lungo”.
A Palazzo Venart queste caratteristiche non mancano: “Lavoriamo molto sulla consapevolezza del ruolo di ciascuno. Mi piace pensare che ognuno di noi è un vero interprete dell’identità del palazzo. Quando il team condivide una visione comune, il servizio diventa naturale, fluido e l’esperienza si carica di autenticità ed emozione, lasciando un segno che va oltre il soggiorno o un pranzo o una cena”.

Il futuro di Palazzo Venart.
Quanto al futuro, la linea tracciata si compone di rispetto della storia della struttura, ma anche di nuovi orizzonti da perseguire. “Immagino un’evoluzione fatta di continuità – conclude la general manager -. Palazzo Venart e il GLAM continueranno a crescere rafforzando la propria identità e perseguendo l’eccellenza. Il futuro sarà anche seguitare ad approfondire il legame con il territorio e la sostenibilità, intesa come responsabilità culturale oltre che ambientale. Desideriamo continuare a essere un luogo raccolto, capace di offrire esperienze autentiche”.
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In apertura: il ristorante GLAM.
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