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“Cambiare senza dimenticare”. È questa la filosofia che ha fatto incontrare il Rosa Alpina, gioiello delle Dolomiti, e il gruppo Aman. Uno storico hotel di famiglia ha scelto di dialogare con uno dei più iconici gruppi dell’hôtellerie internazionale, accettando una trasformazione gentile. La nostra intervista a Hugo e Ursula Pizzinini, titolari della struttura.

Quando, lo scorso luglio, il Rosa Alpina ha riaperto le sue porte come Aman Rosa Alpina non si è trattato semplicemente di un rebranding. È stato l’inizio di un nuovo capitolo, scritto con la stessa delicatezza con cui si rispettano le cose importanti. Nel cuore di San Cassiano, tra le vette delle Dolomiti, uno storico hotel di famiglia ha scelto di dialogare con uno dei più iconici gruppi dell’hôtellerie internazionale, mantenendo intatta la propria anima.

Un percorso che è stato recentemente riconosciuto ai Best Luxury Hotel Awards, organizzati a ottobre 2025 da Teamwork Hospitality, dove Aman Rosa Alpina è stato premiato come Best New Opening. Tra le nuove aperture, la struttura si è distinta per la capacità di “trasformare un rifugio alpino in un’icona contemporanea in cui il design essenziale dialoga con la natura, i materiali richiamano la tradizione artigianale locale e l’esperienza dell’ospite resta autentica, intima, profondamente radicata nel territorio”.

A raccontare a we:ll magazine questa trasformazione sono Hugo e Ursula Pizzinini, titolari dell’hotel e custodi di una storia familiare che guarda al futuro con consapevolezza.

Hugo e Ursula Pizzinini.

we. Lo scorso luglio il Rosa Alpina ha riaperto i battenti come Aman Rosa Alpina. Come e quando si è accesa la collaborazione con il gruppo Aman?

Era l’inizio del 2018 quando Vladislav Doronin, proprietario e presidente del consiglio di amministrazione di Aman Resorts, soggiornò al Rosa Alpina per una vacanza. Rimase profondamente colpito dalle Dolomiti, ma anche dall’hotel e da un servizio attento e discreto, in sintonia con la filosofia Aman dell’understated luxury (un approccio al lusso basato su eleganza e sobrietà, ndr) e con quella sensazione di sentirsi più in una casa che in un albergo. Il legame con Aman è nato in modo del tutto spontaneo, durante quel soggiorno. Da lì ha preso avvio un dialogo naturale. Doronin apprezzò non solo la struttura e l’eccellenza del servizio, ma soprattutto il nostro approccio all’ospitalità: familiare, profondamente radicato nel territorio e al tempo stesso aperto al mondo. Ci siamo presi il tempo necessario per riflettere; alla fine, la visione comune e il rispetto reciproco hanno reso naturale questa nuova avventura.

we. L’hotel, da struttura a conduzione familiare, è entrato a far parte di un gruppo internazionale. Come si traduce questo cambiamento nella percezione degli ospiti?

La clientela è oggi ancora più internazionale e questo si percepisce dalle lingue e dalle culture che convivono negli spazi comuni. Le aree sono state ampliate e trasformate, in particolare la zona wellness, che oggi accoglie nuove stanze dedicate al benessere. Alcuni elementi, però, sono rimasti volutamente invariati. La Zeno Suite conserva la sua autenticità, così come l’area wellness riservata agli adulti con la piscina interna, le saune e le zone relax. In fondo, ciò che davvero resta del passato siamo noi. L’anima della casa vive nelle storie che l’hanno attraversata. La vera rivoluzione è stata non restare ancorati alla nostalgia ma trovare il coraggio di guardare avanti, cambiando senza dimenticare.

we. Raccontateci la realizzazione del progetto: quali sfide avete affrontato e quanto il risultato finale rispecchia l’idea iniziale?

Un progetto è un organismo vivo, che evolve e si trasforma. Le sfide fanno parte del percorso, soprattutto quando non si tratta solo di ricostruire uno spazio fisico ma di dare nuova vita a una visione. Siamo particolarmente soddisfatti del risultato, che oggi ci permette di tornare pienamente al nostro core business: l’accoglienza. Ogni scelta è stata frutto di un lavoro di squadra intenso, guidato non solo da una visione professionale curata dallo studio di architettura di Jean-Michel Gathy, ma anche da un equilibrio umano che volevamo preservare.

we. Uno sguardo all’hotel: quali sono gli ambienti più amati e quelli che emozionano di più?

Il cuore pulsante della casa è il salotto, la nostra lobby. Con oltre cinque metri di altezza e una grande vetrata esposta a sud accoglie gli ospiti con una sensazione immediata di apertura e respiro. Cambia volto durante la giornata: al mattino con un caffè e il giornale, nel pomeriggio per una pausa lenta, la sera come elegante piano bar. Ogni camera ha una propria anima, ma le stanze affacciate sul centro di San Cassiano restano nel cuore: le Dolomiti che cambiano colore, la chiesa del paese, il legame profondo tra l’hotel e il territorio. È come osservare una cartolina viva.

we. Quali sono i progetti futuri per Aman Rosa Alpina?

In questo momento preferiamo vivere pienamente questa nuova avventura, restando concentrati sui nostri valori. Lasciamo che il percorso si sviluppi in modo naturale, con attenzione e coerenza.

we. Avete ricevuto il premio “Best New Opening” ai Luxury Hotel Awards. Che effetto vi ha fatto?

È stato motivo di grande soddisfazione ed emozione. Lo sentiamo come un riconoscimento al lavoro e alla passione di tutta la squadra. Ci ha confermato di essere sulla strada giusta e ci ha dato ulteriore energia per continuare a costruire un’ospitalità coerente con i nostri valori.

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In apertura: uno scatto dell’Aman Rosa Alpina visto dall’esterno.

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