Il legno come materia che scalda, accoglie e orienta il progetto. Dalla montagna alla pianura, fino al lago, tre luoghi di ospitalità e ristorazione in cui il design affida al legno il compito di costruire comfort, autenticità e benessere.
Il legno è natura, cura, cultura. Il legno è design, esempio di décor e leitmotiv, materia di oggetti in esemplare unico, in edizione limitata o infiniti multipli. Il legno è ispirazione, sia essa una visione grandiosa o la semplice vista di sfumature e venature, asperità e dolcezze. Il legno è atmosfera, comfort, autenticità, raffinatezza. Il legno è lusso senza ostentazione. Il legno scalda, abbraccia. Ecco perché qui svolgiamo il fil-rouge dell’abbraccio del legno in tre case histories che sono al contempo altrettante attuali place histories di ospitalità, fine dining e turismo lento e riservato.
In montagna. La Téa del Kosmo, fine dining a Livigno.
Può il legno suggerire la morbidezza? Può. Al ristorante fine dining Téa del Kosmo il legno è dappertutto. È evidente, contemporaneo. Non snatura l’originaria frugalità della baita – a proposito, in dialetto livignasco, “téa” è baita – anzi la sottolinea. Il Kosmo invece è ristorante e après-ski in continuità strutturale con gli impianti di risalita del Mottolino, la prima opera privata realizzata a Livigno in previsione delle Olimpiadi invernali 2026.
Più rustica all’esterno, all’interno la Téa è tutta in legno chiaro che riveste lo spazio conviviale con assi/travi/pareti dal profilo gonfio e stondato, come se fossimo dentro un grande piumone di legno. La luce è molto calda, effetto pareti retroilluminate. Di legno sono panche-tavoli-mensole-mobili-scale. Questo comfort per l’ospite si rispecchia anche nella cucina dello chef Michele Talarico che, ispirato da Norbert Niederkofler con cui ha collaborato, ricerca autenticità, zero spreco, essenzialità, territorialità.
La morbidezza delle linee è presente anche al Kosmo Taste the Mountain, ma diversamente interpretata. Lì lo spazio, progettato dall’architetto Anselmo Fontana dello studio LPS, è molto ampio e vetrato. Elemento dominante e site-specific, il bancone curvilineo lungo 24 metri, legno liscio e inserto in resina arancione, disegnato dallo studio Progetto CMR sotto la guida di Massimo Roj. Altro pezzo scenografico, il tavolo lungo 13 metri ottenuto da un unico blocco di legno di cedro.
In pianura. MU Fish a Nova Milanese, fusion asiatica.
Può il legno significare accoglienza? Può. MU Fish è un magnifico esempio di come un progetto di cucina fusion fuori città possa diventare molto altro. MU Fish, ubicato in una zona industriale a Nova Milanese dove Milano diventa Monza e Brianza, è l’anima giapponese contemporanea del gruppo di ristoranti MU fondato e gestito dagli imprenditori Liwei e Suili Zhou.
L’ubicazione singolare ha fatto la fortuna di MU Fish: silenzio, parcheggio immediato, distanza reale da Milano mezz’ora, spazi raffinati e abitati-arredati dal legno, in contrasto con la pietra e il vetro delle enormi finestre.
MU in cinese significa legno. E il legno è molto presente negli arredi del ristorante, in origine concepiti dal designer Massimo Loda, e nei rivestimenti come negli esterni. Il legno rimanda al calore, alla natura, alla semplicità, all’accoglienza. Coerente con questo, la proposta culinaria di impronta jap è inesauribilmente creativa, con menu che cambiano ogni mese attraendo a tavola sia la clientela fedele che ritorna per provare le novità, sia i nuovi clienti curiosi di queste interpretazioni.
Sono molto belli – e sono pezzi unici – i tavoli rotondi, con o senza inserti in resina, ricavati dalla sezione di un tronco massiccio e lasciati senza tovaglia per godere della bellezza e setosità del legno. La tattilità è importante anche seduti a tavola, come lo è per i piatti al palato.
Sul lago. Habitat Lago Maggiore, a Piazzogna (Canton Ticino).
Può il legno sostenere una visione? Può. Habitat Lago Maggiore è un microcosmo in un macro-progetto di valorizzazione della riva svizzera del Lago Maggiore. Ma è anche un inno alla natura e un modo per viverla da vicino, un paradigma abitativo e ospitale che va oltre il family hotel e il bed & breakfast o il glamping.
Sulle pendici del monte Gambarogno a Piazzogna nel Canton Ticino e rivolto verso il lago, Habitat Lago Maggiore è sostanzialmente un nucleo di 6 unità abitative di legno e vetro, arredate per accogliere ciascuna 2 persone + 2 eventuali bambini. Le unità, ribattezzate Tiny Houses, sono indipendenti, dotate di una piccola piscina individuale e di un deck-solarium, godono di una visuale ampia e indisturbata e sono state progettate e costruite secondo criteri di sostenibilità ed efficienza energetica. Ciascuna di esse è inoltre abbinata, nel nome e nelle caratteristiche, a un chakra del corpo umano, il che riporta a un collegamento cosmico cui il luogo si presta.
Concepito da Elia Frapolli, imprenditore e consulente nel settore turistico e primo abitante del complesso, Habitat Lago Maggiore applica una sua idea di connessione, alla montagna, al lago, al cielo, e al tempo stesso di autonomia e libertà. A questa visione imprenditoriale ha dato corpo lo studio Ribo+ con l’architetto Christian Rivola, che ha voluto impiegare il legno di iroko, durevole e bello, in grado di resistere all’escursione termica del clima lacustre, ma soprattutto perfetto per interpretare l’abbraccio della natura.
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In apertura, una camera dell’hotel Habitat Lago Maggiore, a Piazzogna (Canton Ticino).
