In un tavolo speciale non si cena soltanto: si vive qualcosa di unico. Barbara Perego, co-fondatrice di Tablexperience, racconta la prima guida (rigorosamente online) dedicata ai tavoli speciali. Non una raccolta gastronomica o di ristoranti, ma di esperienze.
Nell’era in cui siamo sommersi da recensioni online e classifiche basate esclusivamente sul gusto sta emergendo una nuova consapevolezza: a rendere una cena indimenticabile non è solo ciò che si trova nel piatto, ma il dove e il come. Non basta più che la cucina sia impeccabile; il viaggiatore gastronomico contemporaneo cerca l’emozione di un momento irripetibile. È in questo scenario che si inserisce Tablexperience, la prima guida interamente dedicata non ai ristoranti in senso lato, ma ai loro angoli più segreti e alle loro esperienze più esclusive.
Un progetto nato due volte, come spiega la co-fondatrice Barbara Perego. “La prima fu il 5 settembre 2010. Con l’altro co-fondatore, Andrea Orchesi, eravamo all’Albereta, ristorante di Gualtiero Marchesi, e sedevamo a un tavolo speciale, M’Arte: un richiamo esplicito all’amore per l’arte che Marchesi ha sempre portato nella sua cucina. Gualtiero Marchesi è rimasto al tavolo con noi per tutta la durata del pranzo, chiacchierando, ascoltando, raccontando, spiegando. E lì, in quel momento irripetibile, abbiamo realizzato quanto l’emozione della tavola possa andare oltre la qualità della cucina: coinvolgimento diretto, contesto unico, senso di privilegio, memorabilità assoluta”.
È a quel punto che inizia la ‘caccia’ alle esperienze uniche nel nostro Paese. La scoperta che neanche chef e protagonisti della ristorazione conoscessero i tavoli speciali è la consapevolezza da cui partono Perego e Orchesi. Impossibilitati a creare uno spazio dove replicare l’esperienza vissuta insieme a Gualtiero Marchesi, i due decidono di trasferirla online: “Abbiamo unito le nostre competenze nel giornalismo, nell’imprenditoria e nello sviluppo di software per creare la prima guida ai tavoli speciali“.
Che cos’è un tavolo speciale.
“Un tavolo speciale è un tavolo che sa creare un’esperienza unica, che va oltre la buona cucina, in un bel ristorante“. È in questi termini che la co-fondatrice spiega a we:ll magazine il fulcro del suo progetto. “Che sia uno chef’s table, un tavolo in cucina, un tavolo con una vista privilegiata o una posizione unica in un contesto storico o artistico, un tavolo speciale offre una forte esperienzialità, un senso di esclusività e un notevole impatto emotivo – continua -. In un tavolo speciale, cucina, servizio, atmosfera e contesto contribuiscono a creare un’esperienza identitaria e indimenticabile”.
Ai tavoli speciali individuati non poteva che corrispondere una guida speciale. “Anzitutto, non è una guida gastronomica o di ristoranti ma di esperienze – puntualizza -. Vogliamo far conoscere agli appassionati quei luoghi e quei tavoli che non si trovano facilmente attraverso i canali tradizionali. Offriamo qualcosa di diverso: uno strumento per scoprire esperienze uniche, presentate nel dettaglio, attraverso il racconto approfondito di ogni tavolo speciale e dell’emozione che genera, senza dare voti o fare la critica dei piatti”. Una guida fatta per chi vuole scoprire, insomma. Anche a distanza.
Dieci tavoli (che non si dimenticano).
Quando ho chiesto a Perego di selezionare alcuni tavoli per noi, la scelta è parsa subito ardua. Alla fine, la co-fondatrice ne ha individuati dieci con contesti, fasce di prezzo e identità diverse, che danno un’idea delle unicità del nostro Paese.
1. Tavolo Incö, ristorante La Stüa de Michil (Hotel La Perla, Corvara in Badia – Bolzano).
Un tavolo speciale in una saletta separata, per un massimo di sei persone, in cui la cena si articola in tre atti: un antipasto all’italiana, un piatto principale da condividere e i dessert, presentati e serviti da chef Simone Cantafio e dal suo team. Il menu cambia quotidianamente e viene costruito esclusivamente in base a ciò che i produttori e i contadini locali mettono a disposizione ogni mattina. Un’esperienza memorabile sotto molti aspetti: un tavolo separato e solo per pochi, l’esclusività di un menù unico e irripetibile, il contatto diretto con lo chef e il suo team, una location affascinante e un impegno solido e concreto per la sostenibilità.
2. Tavolo Il Nido, Ristorante San Gregorio (Borgo San Gregorio, Sorbo Serpico – Avellino).
All’interno del ristorante di Borgo San Gregorio, il progetto di accoglienza di Feudi di San Gregorio, c’è un tavolo speciale al centro di un nido di rami di castagno provenienti dai boschi della zona: Il Nido. Ospita la Sommelier’s Table, in cui otto etichette vengono servite e raccontate prima ancora dei piatti in abbinamento, in un percorso sensoriale che rovescia le regole classiche del pairing: sono i piatti ad abbinarsi ai vini. Nella cucina di chef Antonio Minichiello spiccano i prodotti del territorio e dell’orto organico della struttura, coltivato secondo pratiche rigenerative. L’unicità e la bellezza del tavolo, l’approccio fortemente identitario del menù e l’impegno nella sostenibilità lo rendono un’esperienza memorabile.
3. Tavolo 11, Pasticceria Marchesi 1824 (Milano).
Un tavolo può offrire un’esperienza unica anche al di fuori da un ristorante tradizionale. Marchesi, fondata nel 1824, è una delle pasticcerie storiche di Milano. Oltre all’offerta di pasticceria, però, a pranzo offre una serie di piatti basati su ingredienti di altissima qualità e proposti con eleganza e tecniche di fine dining. La sua sede in Galleria Vittorio Emanuele II, nel cuore della città, ospita il Tavolo 11. Da qui, in un ambiente di raffinata eleganza, si può godere di una vista unica sulla galleria. La vista esclusiva e l’atmosfera di grande impatto rendono l’esperienza indimenticabile.
4. Chef’s Table, Ristorante Casa Perbellini – 12 Apostoli (Verona).
Un tavolo per cenare a tu per tu con uno degli chef italiani più ammirati, Giancarlo Perbellini, che è anche stato il primo in Italia a introdurre nel proprio ristorante una cucina che si affaccia sulla sala per un contatto ravvicinato. Il tavolo accoglie solo dodici ospiti (dodici, come gli apostoli che danno il nome al ristorante) e offre, oltre a un menu degustazione, tre portate a sorpresa che possono variare di giorno in giorno. Il contatto ravvicinato con lo chef, la vista privilegiata sull’operatività della cucina e il menu speciale rendono l’esperienza unica.
5. Picnic a Villa Bardini, Ristorante La Leggenda dei Frati (Firenze).
Nei giardini di Villa Bardini a Firenze, storica dimora costruita nel 1641 con un parco con vista panoramica sulla città, un picnic gourmet tra glicine e ulivi. A prepararlo La Leggenda Dei Frati – un ristorante di fine dining guidato dagli chef-patron Filippo Saporito e Ombretta Giovannini -, che vede nel territorio e nell’arte le proprie muse. Il panorama unico, unito al valore storico della villa, rende l’esperienza memorabile.
6. Tavoli di casa, Antica Pizzeria Chiaia (Napoli).
Ci sono location in cui ogni tavolo è un tavolo speciale e Antica Pizzeria Chiaia ne è un ottimo esempio. L’intero locale è infatti arredato come una casa partenopea degli anni 70, con mobili di recupero, decori e piatti a tema. In sala, attori e performer accolgono gli ospiti raccontando piatti e aneddoti. L’ambientazione unica, la ricerca del dettaglio (per esempio, il dessert può arrivare dentro una scatola di biscotti con ago e cotone) e la dimensione teatrale rendono l’esperienza memorabile.
7. Tavolo in Cucina, Ristorante Berton (Milano).
Un unico tavolo, per due sole persone, direttamente nella cucina di Andrea Berton, senza nessuna barriera fra ospite e brigata. Lo chef lo ha definito “un po’ come vedere la partita allo stadio San Siro in campo, dove ci sono le panchine dell’allenatore”. Il menu dedicato è un montaggio ragionato di piatti iconici e proposte inedite e viene costruito ogni volta “su misura”, considerando eventuali intolleranze, ingredienti sgraditi e desideri dell’ospite. L’ambiente esclusivo, il fatto che sia lo chef stesso a introdurre i piatti, la possibilità di vedere da vicino il lavoro di una brigata ai massimi livelli e il menu dedicato contribuiscono a rendere l’esperienza indimenticabile.
8. La cucina del Monastero, Il Monastero Hotel (Ischia, Napoli).
Il Castello Aragonese d’Ischia si sviluppa in cima a un isolotto di roccia collegato al borgo di Ischia Ponte da un ponte in muratura. Al suo interno si trova Il Monastero Hotel, che deve il nome al fatto che l’edificio era un convento di monache clarisse tra il XVI e il XVIII secolo. Il suo ristorante, La Cucina del Monastero, ha solo dieci tavoli su un pergolato in legno a strapiombo sul mare con una vista panoramica che abbraccia il borgo di Ischia Ponte e si estende fino al profilo del Golfo di Napoli. Panorama, storia, esclusività e identità legata ai prodotti del territorio rendono l’esperienza unica.
9. Tavoli nella ex ghiacciaia, Ristorante i Portici (I Portici Hotel, Bologna).
I Portici Hotel ha sede nello storico Palazzo Maccaferri di Bologna, che ospita il ristorante i Portici nel café-chantant ottocentesco Teatro Eden-Kursaal, al piano terra. Sotto di esso, si scende nelle profondità della storia. Qui, un’antica ghiacciaia costruita nel XIV secolo per una vicina residenza papale è scavata nella roccia e offre uno spazio di rara suggestione. La ristrutturazione l’ha trasformata in un ambiente su due livelli: sotto, le affascinanti cantine del ristorante e sopra, separati da un pavimento in vetro trasparente e avvolti dalle pareti in pietra e dalle volte originali della ghiacciaia, i tavoli. Storia, fascino e un’atmosfera senza tempo contribuiscono a rendere l’esperienza indimenticabile.
10. Tavolo Cristallo, Ristorante Acanto (Hotel Principe di Savoia, Dorchester Collection, Milano).
Ad Acanto, dei “veli” di cristalli Swarovski avvolgono il Tavolo Cristallo come un sipario leggerissimo, trasformandolo in un microcosmo privato all’interno del ristorante. L’esperienza ruota attorno a menu costruiti su misura, ideati in base alle preferenze degli ospiti, e al contatto diretto con chef Matteo Gabrielli, che condivide le storie e le ispirazioni dei piatti con gli ospiti del tavolo. Ogni mese, inoltre, la sommelier Mara Vicelli seleziona e propone un’etichetta internazionale attorno alla quale, se l’ospite lo desidera, lo chef costruisce il menu degustazione. La separazione del tavolo dal resto della sala, esclusività, personalizzazione e contatto diretto con lo chef sono tra gli elementi che distinguono l’esperienza.
Come avviene la scelta dei tavoli.
“Ci sono diversi gruppi di tavoli – precisa subito Perego -. Il primo, forse il più oggettivo, è quello degli Chef’s Table e dei tavoli in cucina. Per chi ama davvero la ristorazione, osservare lo chef e il suo team all’opera e ascoltare i piatti e la filosofia del ristorante raccontati dalla loro viva voce è sempre un’esperienza irripetibile”. Ci sono poi i tavoli unici all’interno di un ristorante, capaci di offrire una prospettiva diversa, per una collocazione o un design distintivo. Esistono anche tavoli in contesti artistici e architettonici irripetibili, che immergono in atmosfere indimenticabili.
In altri casi è il panorama a dare una dimensione speciale a un tavolo, in altri ancora il tavolo non è nemmeno un tavolo in senso stretto, ma un contesto unico in cui godere di una cucina di valore, come un picnic gourmet in un contesto speciale. Ci sono poi esperienze che non si concretizzano specificamente in un tavolo, ma che offrono la sensazione di unicità, come menu così fuori dal coro da diventare essi stessi esperienziali. Infine, entrano in Tablexperience esperienze identitarie che adottano soluzioni innovative e autentiche per coniugare gusto e sostenibilità.
E i progetti futuri?
Prima di tutto, i fondatori della piattaforma hanno intenzione di continuare a espandere la guida con nuovi tavoli speciali e interviste ai loro creatori. “Svolgiamo inoltre un lavoro di sensibilizzazione verso ristoratori e hotel sull’importanza di valorizzare la propria identità, anche attraverso l’uso di tavoli speciali – conclude Perego -. Stiamo poi lavorando alla versione in inglese della guida; le unicità che raccontiamo sono, infatti, in grado di far sognare anche chi abita in altri Paesi. Stiamo inoltre iniziando a valutare la possibilità di partnership strategiche con aziende che si riconoscano nella nostra visione. Un progetto ambizioso, ma con sempre al centro la passione per le grandi esperienze che la ristorazione sa regalare e la gioia di raccontarle”.
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In apertura: Il tavolo speciale di SanBrite, agricucina a Cortina d’Ampezzo.
