L’apertura dell’Orient Express Venezia consacra il legame tra hôtellerie di lusso e alta cucina, grazie alla firma stellata di Heinz Beck. Tra restauri monumentali e design d’avanguardia, l’hotel diventa una destinazione totale che celebra la cultura veneziana attraverso il gusto.
C’è stato un tempo in cui la cucina d’albergo era considerata un servizio accessorio, una comodità per viaggiatori stanchi che preferivano non avventurarsi fuori dalle mura della propria stanza. Quel tempo è finito. Oggi, l’hotel di lusso non è più solo un luogo dove dormire, ma una destinazione che si definisce attraverso la propria tavola. L’ultima conferma di questo cambio di paradigma arriva da Venezia, dove l’apertura dell’Orient Express Venezia presso Palazzo Donà Giovannelli segna l’incontro tra un’icona del viaggio e uno dei maestri assoluti della cucina mondiale: Heinz Beck.
L’arrivo di Beck in Laguna non è un caso isolato, ma il tassello di un mosaico che sta ridisegnando la geografia del gusto in Italia. Pensiamo ad Alain Ducasse al Romeo Napoli, dove la sua filosofia della “naturalité” ha trovato casa al nono piano di un hotel che guarda il Vesuvio, trasformando la colazione e la cena in un’estensione dell’esperienza di soggiorno. O a Carlo Cracco, che con il suo debutto al Corinthia di Roma ha scelto di declinare la sua firma in tre diversi format, dal bar alla tradizione romana, occupando spazi che un tempo sarebbero stati gestiti da brigate anonime.
Perché questo accade? Perché il viaggiatore contemporaneo cerca un’esperienza olistica. Non vuole solo un letto di seta, vuole che la narrazione del luogo continui nel piatto. Gli hotel, dal canto loro, hanno capito che una firma stellata è il modo più rapido per posizionarsi nel mercato dell’ultra-lusso, garantendo quell’eccellenza che il cliente internazionale ormai dà per scontata.
Orient Express fa rinascere Palazzo Donà Giovannelli.
L’Orient Express Venezia non è un hotel costruito dal nulla, ma la rinascita di un capolavoro del XV secolo nel sestiere di Cannaregio. Palazzo Donà Giovannelli, situato tra due canali lungo il Rio di Noale, è stato per secoli un crocevia di cultura e potere. Nel 1847 ospitò il IX Congresso degli Scienziati Italiani, diventando un palcoscenico di dibattiti e ricevimenti che hanno segnato l’epoca. Il restauro, durato otto anni e curato da Aline Asmar d’Amman, ha evitato la trappola del “museo polveroso”.
L’architetto ha lavorato sui contrasti: gli affreschi storici dialogano con forme scultoree contemporanee, mentre i celebri “Colori Persi” di Venezia, quelle sfumature velate che si ritrovano nei tessuti e nelle patine delle pareti, sono stati riportati alla luce per rivestire le 47 camere e suite.
Particolarmente significativa è la trasformazione della lobby, la Corte del Conte: un tempo cortile a cielo aperto, oggi è un salotto monumentale con boiserie scolpite e lampadari in vetro di Murano realizzati su misura. È qui che si percepisce la dualità tra l’eredità della Serenissima e la visione moderna di Orient Express, un brand che oggi fa parte del gruppo Accor e che vede in Venezia una tappa fondamentale del
suo ritorno in Italia, dopo il debutto del treno La Dolce Vita e dell’hotel La Minerva a Roma.
Un hotel, due anime culinarie.
In questo contesto di stratificazioni storiche, la cucina di Heinz Beck si inserisce con una precisione quasi chirurgica. Beck non è solo uno chef da tre stelle Michelin; è un ricercatore che ha fatto della leggerezza e della salute i pilastri della sua arte.
All’Orient Express Venezia, la sua proposta si divide in due anime distinte ma complementari. Il ristorante gourmet, ospitato nella storica Orangerie, è il cuore pulsante dell’offerta. Qui Beck ha creato un’esperienza esclusiva che fonde la sua tecnica rigorosa con gli ingredienti della laguna e le suggestioni della rotta storica dell’Orient Express, da Parigi a Istanbul. È una cucina che parla di scambi culturali, proprio come faceva Venezia quando era la capitale dei commerci mondiali.
Accanto al gourmet troviamo La Casati, il ristorante all-day dining ispirato alla Marchesa Luisa Casati, figura dell’avanguardia veneziana. Dotato di un giardino segreto celato dietro mura secolari, La Casati è un palcoscenico dove la filosofia di Beck incontra la tradizione locale in modo più informale, ma non meno raffinato. Qui, tra lanterne veneziane e fontane sontuose, il cibo diventa parte di una coreografia che coinvolge tutti i sensi.
Infine, il Wagon Bar chiude il cerchio dell’esperienza. Ispirato all’Art Déco dei leggendari vagoni del treno, è il luogo dove il rito del cocktail d’autore si sposa con l’atmosfera notturna del palazzo, offrendo un rifugio intimo dopo una giornata passata a esplorare le calli di Cannaregio.
L’apertura dell’Orient Express Venezia, come sottolineato dal ceo di Arsenale Group Paolo Barletta (lo sviluppatore nel settore della luxury hospitality che ha gestito l’operazione) e dalla ceo di Orient Express Gilda Perez-Alvarado, non è solo un investimento economico, ma un atto di restituzione alla città. Arrivare direttamente in barca attraverso la porta d’acqua gotica significa entrare in un racconto che dura da sei secoli, ma con la consapevolezza che il lusso, oggi, non è più solo ostentazione ma cultura, artigianato e, soprattutto, grande cucina.
Con Beck a Venezia, Ducasse a Napoli e Cracco a Roma, l’Italia si conferma il laboratorio più interessante per l’ospitalità di alta gamma. Gli hotel sono tornati a essere i salotti della città, luoghi dove l’eccellenza gastronomica non è più un’eccezione, ma la regola che definisce l’arte del viaggio.
Un lusso da ricercare.
Se la cucina di Beck è il motore dell’hotel, le camere ne sono l’anima più intima. Le 47 residenze non sono semplici stanze, ma frammenti di storia veneziana plasmati dal tempo. Le sei Signature Suites rappresentano l’apice di questa narrazione: dalla Orient Express Suite a La Minerva Suite, ogni spazio è un omaggio a un’epoca o a un colore. In queste stanze, il lusso si manifesta attraverso dettagli che richiedono un occhio attento: affreschi ottocenteschi dedicati alla dea Minerva, camini monumentali in marmo con conchiglie scolpite e saloni dorati dove putti danzanti sembrano ancora animare le feste di un tempo.
Ma è l’artigianato contemporaneo a fare la differenza. Pelli goffrate e sete moiré rivestono le pareti, creando un gioco di riflessi che imita il movimento dell’acqua nei canali sottostanti. Aline Asmar d’Amman ha voluto che ogni percorso all’interno del palazzo fosse una scoperta. Calle Meraviglia, il passaggio che collega il giardino alla lobby, ospita una selezione di opere d’arte contemporanea che cambiano seguendo il calendario culturale di Venezia, dalla Biennale al Carnevale. Questo trasforma l’hotel in un organismo vivo, capace di dialogare con la città e di non restare chiuso nella propria bolla di esclusività.
Quando la storia incontra visione e talento.
L’investimento di Arsenale Group e Accor va oltre la semplice riqualificazione immobiliare. Come ricordato dall’assessore Massimiliano De Martin, l’apertura di Palazzo Donà Giovannelli restituisce alla collettività un pezzo di storia che per troppo tempo è rimasto inaccessibile. È un segnale forte per il sestiere di Cannaregio, una delle zone più autentiche di Venezia, che vede nel turismo di alta gamma un’opportunità di sviluppo sostenibile e di qualità. In definitiva, l’Orient Express Venezia con la cucina di Heinz Beck non è solo un nuovo hotel. È la prova che, quando la storia incontra la visione e il talento, il risultato è qualcosa che va oltre il lusso: è un’opera d’arte da vivere, un boccone alla volta.
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ph. Giulio Ghirardi
In apertura: la Lobby dell’Orient Express Venezia.
