Nel suo nuovo libro, l’architetto Luca Vivanti spiega come le neuroscienze possono aiutarci a progettare case, negozi e oggetti partendo da come funziona la nostra mente: una guida semplice per capire perché un ambiente ci fa stare bene o male.
Per decenni il mondo della progettazione si è diviso dietro un principio apparentemente indiscutibile: la forma segue la funzione. Oggi, in un’epoca satura di stimoli visivi, tattili e digitali, questa massima non basta più. Esiste un elemento invisibile ma determinante per il successo di un oggetto o il comfort di un ambiente: il nostro cervello.
Da questa idea nasce “Neurodesign. Le neuroscienze applicate all’interior e al product design“, il saggio di Luca Vivanti, architetto, docente a contratto presso il Politecnico di Milano e il Politecnico di Torino e consulente in Neuromarketing e Neurodesign. Una guida pratica che spiega come usare le scoperte sul cervello per migliorare gli spazi e gli oggetti della nostra vita di tutti i giorni.
Come il cervello reagisce a una stanza o a un oggetto.
La tesi del libro è semplice: quando entriamo in un posto, il nostro cervello reagisce in modo automatico prima ancora che noi possiamo decidere, in modo cosciente, se quell’ambiente ci piace o meno. Le emozioni, le sensazioni fisiche e i ricordi guidano le nostre reazioni molto più dell’aspetto estetico.
Vivanti applica questa regola agli spazi reali. Nei negozi, negli hotel o nei ristoranti, nulla è lasciato al caso. Le proporzioni delle stanze, i colori delle pareti e persino i profumi sono scelti per influenzare il nostro umore e i nostri comportamenti in modo positivo. È quello che gli esperti chiamano marketing sensoriale, un approccio che serve a far sentire il cliente accolto e a suo agio.
Questo metodo vale anche per gli oggetti che usiamo quotidianamente, come un telefono o una tazza. Progettare un prodotto oggi non significa solo farlo comodo per le mani, ma fare in modo che sia facile e riposante da usare per la nostra mente, riducendo la fatica e lo stress visivo.
Un aiuto concreto per le sfide di oggi: dall’autismo allo stress.
La parte più interessante del neurodesign è la sua utilità sociale. Progettare con l’aiuto della scienza permette di trovare soluzioni a problemi reali. Ad esempio, aiuta a creare case capaci di farci rilassare e recuperare le energie, oppure a disegnare stanze e scuole adatte a persone con autismo, che spesso soffrono molto per i rumori o le luci troppo forti. Queste idee si applicano ormai con successo anche al turismo e alla ristorazione, dove hotel e ristoranti usano la psicologia per regalare ai clienti un’esperienza di benessere totale.
Nel libro si parla anche di futuro e di tecnologia, spiegando come l’intelligenza artificiale aiuterà i designer a capire, ancora prima di costruire, se un progetto farà stare bene le persone.
Il saggio di Vivanti ci mostra che il lavoro di chi progetta sta cambiando profondamente. Non basta più scegliere i mobili o i colori di tendenza: oggi fare design significa, prima di tutto, prendersi cura della mente di chi abita lo spazio.
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In apertura: illustrazione tratta dal libro “Neurodesign. La neuroscienza applicata all’interior e al product design.”
