Micaela Picasso: “Il trend del colore? Progettare emozioni”.

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Trendsetter e color specialist, Micaela Picasso ci guida alla scoperta del design alberghiero del futuro. Una rivoluzione in cui il colore supera la pura estetica per diventare una strategia cromatico-emozionale capace di trasformare un hotel da “instagrammabile” a “memorabile”.

Il design di un’attività ricettiva non è solo questione di estetica, ma di strategia, emozioni e percezione dello spazio. Una dinamica che Micaela Picasso conosce alla perfezione: trendsetter e color specialist, la sua firma è sinonimo di innovazione nel panorama dell’accoglienza e del design. Capace di anticipare i flussi del mercato e di trasformare il colore in un potente strumento di marketing ed esperienza d’acquisto, Michaela Picasso sarà tra gli speaker di Hospitality Day 2026, l’evento in programma il prossimo 13 ottobre, a Rimini, e organizzato da Teamwork Hospitality.

Architetto, consulente creativa, docente e direttore editoriale delle riviste Metainitaly e Metaprintart. Da oltre trent’anni, Picasso opera nei settori moda, tessile, design, beauty e lifestyle, occupandosi di ricerca trend, direzione creativa, sviluppo di concept, brand identity e comunicazione per aziende e marchi nazionali e internazionali. A we:ll magazine, la trendsetter ha raccontato la sua visione sul futuro degli spazi e dell’ospitalità.

Alcune palette cromatiche e stampe originali tratte da Scarlett, la collana di Trend Book di Picasso.

we. Picasso, per anni ci siamo chiesti quale fosse il colore di moda. Oggi, invece, sembra più importante capire come vogliamo far sentire l’ospite. È questa la vera rivoluzione?

Assolutamente sì. Credo che questa sia la trasformazione più importante degli ultimi anni. Per molto tempo il colore è stato affrontato come una questione estetica: qual è il colore dell’anno? Qual è la palette di tendenza? Oggi, queste domande hanno molto meno senso. Il vero interrogativo è un altro: come vogliamo far sentire le persone? Perché un hotel, nel 2026, non vende semplicemente una camera. Vende un’esperienza, un ricordo, un’emozione.

Il colore è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per costruire quell’esperienza. Può trasmettere calma, energia, intimità, eleganza o senso di appartenenza. Per questo motivo, oggi il progetto parte dalle emozioni e solo dopo arriva alla scelta della palette cromatica. È un cambio di paradigma.

we. Quali sono i cinque trend colore che caratterizzeranno gli hotel nei prossimi anni?

Più che cinque colori, vedo cinque direzioni. La prima è il bisogno di autenticità. Continueremo a vedere palette ispirate alla natura: terre, verdi morbidi, minerali, sabbie, colori polverosi. Non perché siano di moda, ma perché rispondono a un bisogno reale di equilibrio. La seconda riguarda il colore come identità. Ogni struttura dovrà avere una propria personalità, non esisterà più una palette valida per tutti.

La terza è la personalizzazione. Oggi le tecnologie consentono di progettare ambienti unici, anche con piccoli interventi, creando esperienze che parlano davvero del luogo. La quarta riguarda il dialogo tra colore e materiali. Non possiamo più progettare il colore separatamente dalle superfici, dalla luce, dalle texture e dai tessuti. Infine, vedo una crescente attenzione alla progettazione sensoriale. Il colore non lavorerà mai da solo, ma insieme alla luce, ai materiali, ai profumi e al comfort acustico. Il vero trend, quindi, non è un colore. È progettare emozioni.

we. Quanto può cambiare la percezione di un hotel semplicemente intervenendo sul colore, senza affrontare una ristrutturazione completa?

Molto più di quanto si immagini. Il colore è probabilmente uno degli strumenti con il miglior rapporto tra costo e impatto all’interno di un progetto. Naturalmente non significa semplicemente ridipingere una parete, ma ripensare la percezione complessiva dello spazio. Con una nuova palette cromatica, una diversa gestione della luce e una scelta più consapevole di materiali e rivestimenti, si può cambiare completamente il carattere di un ambiente senza intervenire in modo invasivo.

Spesso non è necessario spendere di più, ma capire con precisione dove intervenire. Il punto centrale è che il colore funziona davvero quando è inserito in una visione d’insieme. Anche un intervento semplice può trasformare profondamente uno spazio, se nasce da una riflessione sull’identità della struttura e sull’esperienza che si vuole offrire agli ospiti. Nei progetti che seguo, il valore non dipende mai dall’entità dell’investimento, ma dalla capacità di leggere le esigenze delle persone e tradurle in spazi che generano benessere. Il colore è uno degli strumenti più efficaci per farlo.

we. Esiste una psicologia del colore applicata all’ospitalità?

Esiste, ed esiste da molto tempo. Oggi si parla molto di neurodesign e progettazione sensoriale, ma in realtà gli studi sulla percezione visiva, sulla Gestalt e sulla psicologia del colore accompagnano il progetto da oltre un secolo. Quello che cambia oggi è il modo in cui queste conoscenze vengono integrate. Sappiamo, ad esempio, che il blu favorisce calma e concentrazione. Il verde richiama la natura e facilita la sensazione di rigenerazione. I toni caldi rendono gli ambienti più accoglienti. Le tonalità neutre permettono alla luce e ai materiali di diventare protagonisti.

Accanto a questo, un ruolo fondamentale lo giocano anche le relazioni tra i colori: l’uso dei contrasti, degli accostamenti complementari e degli equilibri cromatici incide profondamente sulla percezione di luminosità, profondità e armonia dello spazio. Sono dinamiche che appartengono a schemi visivi molto strutturati e, in parte, universali. Non esiste il colore giusto in assoluto; esiste il colore giusto per quella storia, quel luogo e quel tipo di ospite.

we. Se un albergatore avesse un budget limitato, da dove dovrebbe partire? E quali errori dovrebbe evitare nella ristrutturazione dell’hotel?

Dovrebbe partire da una domanda: che esperienza vuole offrire? Perché il problema raramente è il budget. Molto più spesso manca una strategia. Quando questa è chiara, anche piccoli interventi possono trasformare completamente uno spazio. Il colore è sicuramente uno degli investimenti più efficaci, ma deve dialogare con luce, materiali, arredi e identità della struttura. Non si tratta di scegliere una bella palette: si tratta di costruire un racconto coerente.

Quanto agli errori, il primo è inseguire le mode. Il secondo è copiare quello che funziona altrove. Ogni struttura ha una storia diversa, un territorio diverso e un pubblico diverso. Quando vedo hotel tutti uguali, con gli stessi verdi salvia, gli stessi beige e gli stessi legni, penso che sia mancata una riflessione sull’identità. Le tendenze sono importanti, ma servono per capire dove sta andando la società, non per replicare uno stile. Il progetto deve sempre partire dalle persone.

Il quarto volume di Scarlett, intitolato ‘Passion Hug’, il cui team editoriale è guidato da Angela Ceriotti e Micaela Picasso.

we. Quanto conta il colore nell’era dei social?

Paradossalmente, credo che oggi conti meno essere “instagrammabili” e molto di più essere “memorabili”. Le persone fotografano tutto, ma ricordano molto poco. Quello che rimane davvero è l’esperienza. Uno spazio ben progettato genera fotografie belle quasi naturalmente. Ma il suo obiettivo non è piacere alla fotocamera: è far stare bene chi lo vive. Quando succede questo, anche la comunicazione diventa più autentica.

Credo che il futuro apparterrà agli spazi che sapranno prendersi cura delle persone. In questo scenario il colore continuerà ad avere un ruolo fondamentale, ma non sarà mai un elemento isolato.

we. Guardando al futuro, quale sarà il prossimo trend nel design alberghiero?

Credo che il futuro apparterrà agli spazi che sapranno prendersi cura delle persone. L’ospitalità si avvicinerà sempre di più al concetto di benessere. Non parliamo solo di spa. Parliamo di ambienti che aiutano a rallentare, recuperare energia, sentirsi accolti. In questo scenario il colore continuerà ad avere un ruolo fondamentale, ma non sarà mai un elemento isolato. Il mio lavoro consiste proprio nell’osservare questi cambiamenti, interpretarli e trasformarli in strumenti concreti per chi progetta e per chi investe nell’ospitalità.

Altre stampe originali progettate da Picasso.

we. Tu osservi i trend da molti anni. Come nascono davvero? Si possono prevedere?

I trend non si inventano. Si osservano. Io li individuo mettendo insieme centinaia di segnali provenienti da settori diversi: design, moda, arte, ricerca sui materiali, tecnologia, comportamento delle persone. Quando gli stessi segnali iniziano a ripetersi, significa che la società sta cambiando. Il mio lavoro consiste nell’interpretare questi cambiamenti e tradurli in opportunità progettuali.

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In apertura: una stampa progettata da Micaela Picasso e uno scatto della trendsetter.

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Incontra Micaela Picasso a Hospitality Day a Rimini al Cafe del Design. In conversazione con il designer Gian Paolo Venier nel panel:

Ristrutturazioni alberghiere: trasformare l’hotel con l’uso del colore. Costa poco, ma cambia tutto. Scopri i trend dai trend setter.

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