Il Rapporto 2026 sul mercato immobiliare alberghiero, di Castello SGR e Scenari Immobiliari, fotografa un comparto in salute: investimenti a quota 2,35 miliardi, fatturato in crescita e nuove mete turistiche al centro delle strategie dei grandi investitori.
Il settore immobiliare alberghiero in Italia ha ufficialmente superato la fase di recupero post-pandemia, entrando in un nuovo ciclo di sviluppo decisamente più maturo, solido e strutturato. A tracciare questo quadro positivo è il Rapporto 2026 sul mercato immobiliare alberghiero, presentato a Milano durante Hospitality Forum organizzato da Castello SGR e Scenari Immobiliari. I dati presentati certificano un momento di straordinaria vivacità per il comparto nazionale, che si dimostra capace di attrarre capitali freschi e di rinnovarsi con rapidità per rispondere alle nuove esigenze del mercato globale.
Cifre record e posizionamento nello scenario europeo.
Nel corso del 2025, gli investimenti nel nostro Paese hanno raggiunto la cifra record di 2,35 miliardi di euro, segnando una crescita straordinaria del +27% rispetto all’anno precedente. Questo trend espansivo non mostra segni di rallentamento e si sta consolidando anche nei primi mesi del 2026. Le stime per il solo primo semestre dell’anno in corso indicano, infatti, che le transazioni commerciali hanno già toccato quota 1,25 miliardi di euro. Con queste performance di assoluto rilievo, l’Italia si posiziona stabilmente nel gruppo di testa dei principali mercati europei, collocandosi subito dietro a giganti storici dell’ospitalità come il Regno Unito, la Spagna e la Francia e contribuendo in maniera decisiva al dinamismo dell’intero continente.
La crescita del patrimonio ricettivo e del fatturato immobiliare.
La forte spinta impressa dagli investitori istituzionali, dai fondi di private equity e dai proprietari-operatori sta portando a una progressiva e diffusa valorizzazione degli asset immobiliari su tutto il territorio nazionale. I riflessi positivi di questa massiccia iniezione di capitali si riflettono chiaramente su tutti i principali indicatori macroeconomici del settore. Il valore complessivo del patrimonio immobiliare ricettivo italiano ha, infatti, superato la soglia dei 173 miliardi di euro, registrando un incremento del 7,2% su base annua. Parallelamente, anche il fatturato immobiliare specifico del comparto ha vissuto una crescita a doppia cifra, toccando i 3,8 miliardi di euro grazie soprattutto alle operazioni di riqualificazione e riposizionamento delle strutture esistenti.
Dinamismo delle compravendite e performance operative d’eccellenza.
A testimonianza di un mercato particolarmente fluido e dinamico, tra il 2025 e i primi mesi del 2026 sono state perfezionate più di 90 transazioni commerciali di rilievo, che hanno coinvolto un totale di quasi 8.300 camere. Questo fermento non si limita alla compravendita di mura, ma si traduce in ottime performance sul piano strettamente gestionale e operativo. Il tasso di occupazione delle strutture italiane di fascia medio-alta si è mantenuto su livelli estremamente elevati, superando stabilmente il 65% nella quasi totalità delle città italiane e spingendosi oltre il 75% nelle mete turistiche e d’affari più frequentate, con ulteriori segnali di crescita registrati all’inizio del nuovo anno.
La mappa della ricettività: le regioni leader nei volumi.
La geografia dell’ospitalità italiana mostra sia importanti conferme storiche sia nuove e interessanti evoluzioni dal punto di vista strategico. Se si analizza la consistenza numerica delle strutture alberghiere tradizionali, la classifica vede saldamente sul podio il Trentino-Alto Adige con oltre 5.370 alberghi, seguito dall’Emilia-Romagna con più di 4.030 strutture e dal Veneto con oltre 3.150 attività, per un’offerta complessiva che supera le 370 mila camere. Quando lo sguardo si sposta invece sul comparto extralberghiero, la leadership dei volumi cambia volto e vede svettare nell’ordine il Veneto, il Lazio e la Lombardia.
Oltre le mete tradizionali: l’ascesa dei brand territoriali.
Al di là dei grandi numeri regionali, il mercato immobiliare si sta muovendo verso una forte e strategica diversificazione territoriale. Accanto alle mete tradizionali e intramontabili come Roma, Milano, Venezia e Firenze, cresce l’interesse degli investitori per le località leisure e per le cosiddette città secondarie ad alto potenziale ricettivo. La forza e l’attrattività di una destinazione oggi non si misurano più solo sul numero di posti letto disponibili, ma dipendono sempre più dalla reputazione del territorio e dalla sua capacità di proporsi al pubblico in modo autentico, riconoscibile e distintivo.
Non a caso, l’analisi condotta dagli esperti evidenzia come alcuni specifici brand territoriali stiano registrando performance eccezionali, con tassi di occupazione strutturalmente vicini all’80%. Tra questi spiccano l’area di Firenze insieme a Siena e al Chianti, Genova con i territori costieri fino a La Spezia, Verona e l’area del Garda, oltre a poli urbani e turistici consolidati come Milano, Bologna, Napoli e la Costiera Amalfitana. L’intero settore si dimostra così uno dei comparti più solidi, maturi e reattivi del real estate nazionale, capace di evolversi con successo intercettando una domanda turistica globale in profonda trasformazione e sempre più attenta alla qualità complessiva dell’offerta.
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In apertura: una suite con vista laguna all’Hotel Gabrielli a Venezia di Starhotels Collezione.
