Consigli di seduzione per gli agenti AI [e far raccomandare il proprio hotel].

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Le AI agentiche favoriscono e incidono sempre di più nei processi decisionali. Che si tratti di scegliere una destinazione, prenotare un hotel o selezionare un ristorante. Per questo vanno conquistate e assecondate, con alcune attenzioni e nuove logiche di posizionamento digitale.

Giusto il tempo di familiarizzare con i nuovi strumenti di intelligenza artificiale che siamo già entrati nell’era delle AI agentiche: sistemi capaci non soltanto di generare contenuti, ma di agire concretamente su software, dati e processi aziendali. L’output dell’AI non è più una risposta, ma un’azione concreta che può tradursi in un suggerimento di acquisto, una comparazione tra competitors, la strutturazione di un intero programma di viaggio, fino ad arrivare alla prenotazione di uno o più servizi.

Di fatto, questa operatività segna il passaggio dalla search economy – il limitarsi a fornire una semplice risposta a una domanda digitata – a un’answer economy, ovvero la consegna chiavi in mano della soluzione a un bisogno. I dati confermano questa tendenza: i tassi di conversione dell’AI sono oggi i più elevati, con una ricerca su tre che diventa prenotazione, contro meno dell’1% dei canali tradizionali.

E il passo successivo è già in corso: dalla raccomandazione alla prenotazione automatica, con piattaforme come Mindtrip. Sempre secondo i dati, il traffico generato dalle AI verso gli e-commerce sarebbe già quadruplicato anno su anno, mentre il traffico organico dei website aziendali continua a calare in modo drastico.

Entro breve tempo delegheremo agli agenti AI il compito di prenotare un soggiorno al posto nostro.

Come farsi raccomandare dai chatbot.

Il turismo entra così in una nuova fase guidata da dati e intelligenza artificiale, dove occorre ripensare il modo di presentarsi, proporsi e raccontarsi. Non basta più avere un sito e qualche social improvvisato, non serve più sedurre con storytelling e testi emozionali, poco fanno la SEO optimization e le campagne di advertising concepiti in maniera tradizionale: il sito web deve essere uno strumento digitale comprensibile alle AI agentiche, più che agli umani, e l’intero ecosistema digitale aziendale deve risultare coerente e funzionale.

Il sito web deve piacere alle AI agentiche.

Ecco dunque qualche consiglio di seduzione per essere intercettati e giudicati positivamente dall’AI generativa, perché chi governa la relazione col chatbot sarà in grado di governare il mercato, mentre chi non è in grado di farsi trovare dall’AI rischierà progressivamente di non convertire visite in acquisti e prenotazioni.

In conversazione con Chat GPT.

Meno emozioni, più pragmatismo.

L’autorevolezza di un sito non è data da testi prolissi, claim altisonanti e storytelling avvincenti. L’AI agentica premia website quasi schematici, con un’impostazione prontamente comprensibile, capaci di fornire risposte immediate alle domande.

Basta con i siti vetrina impostati, caricati e successivamente dimenticati: l’aggiornamento dei dati e la proattività delle informazioni dimostra presidio del mercato, anticipa i contenuti e riduce i tempi di risposta dell’AI generativa. L’integrazione tra SEO, AEO e GEO, inoltre, concorre alla visibilità del sito, sintetizza le informazioni e posiziona il brand nel nuovo ecosistema informativo dell’AI.

Non esiste una tecnologia unica: l’AI è trasversale e va integrata lungo tutta la filiera.

Galanteria e buona reputazione.

Gli agenti AI non si limitano a interrogare il website di riferimento dell’azienda ma acquisiscono dati e informazioni da più fonti: dalle recensioni online ai punteggi sulle OTA, dai referral blog agli articoli su testate digital, fino alle vetrine social e a canali come Glassdoor, dove i dipendenti recensiscono l’ambiente di lavoro.

Tutte queste informazioni concorrono a determinare la reputazione online e il ranking delle strutture, di conseguenza suggeriscono se preferire un brand piuttosto che un altro. Diventa quindi determinante alimentare e presidiare positivamente tutti i canali di esposizione digitale prescelti, prevenendo ove possibile complain e passaparola negativo.

Gli agenti AI raccomandano il sito di un hotel anche in base alle recensioni e ai punteggi ottenuti sulle OTA.

Attenzione al partner giusto.

È chiaro che l’AI si configura come leva strategica per controllare la risposta e dominare il mercato, ma non in termini assoluti, quanto più per target specifici o per aspetti profilati. Il valore non è nei volumi, ma nella capacità di attrarre il turista giusto, nel momento giusto e con la motivazione giusta.

L’AI va a scandagliare una tale mole di dati e informazioni che può rivelarsi determinante in caso di richieste particolari o inusuali. Il messaggio è dunque chiaro: il turismo del futuro sarà sempre più guidato da chi saprà interpretare i dati e integrarli nei processi decisionali.

Secondo le statistiche, il 75% dei viaggiatori preferisce ancora l’interazione diretta.

Al centro, persone e territorio.

Nonostante l’innovazione, il fattore umano resta comunque centrale: il 75% dei viaggiatori preferisce ancora l’interazione diretta nelle esperienze sul territorio. Le macchine gestiscono l’efficienza, ma il valore resta nelle persone. Secondo l’Ocse, entro il 2030 serviranno oltre 40 milioni di nuovi lavoratori nel turismo; va da sé che automazione e AI diventeranno strumenti essenziali per ottimizzare processi e produttività, liberando risorse da dedicare alla relazione con il cliente.

Il 75% dei viaggiatori preferisce l’interazione diretta.

Inoltre “non esiste una tecnologia unica: l’AI è trasversale e va integrata lungo tutta la filiera”, suggerisce Antonio Barreca, presidente di Federturismo Confindustria, evidenziando come il settore dovrà affrontare una crescita esponenziale della domanda e relative necessità di risposta mettendo a sistema tutte le realtà di un territorio: ricettive, attrattive e infrastrutturali.

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