Licinio Garavaglia. Ma che bella giornata [all’Aman Venice].

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Il general manager di Aman Venice si racconta a we:ll. Dalle prime esperienze in reception fino alla guida di uno degli hotel più iconici al mondo, il general manager dell’Aman Venice ripercorre tappe, sfide e scelte che hanno segnato la sua carriera nell’hôtellerie di lusso. Non ultimo avere ospitato e gestito il “matrimonio dell’anno”.

Dal 2020, Licinio Garavaglia è general manager dell’Aman Venice, uno degli hotel più esclusivi e affascinanti al mondo, passato alle cronache per avere ospitato a giugno dello scorso anno il matrimonio dell’anno tra Jeff Bezos e Lauren Sánchez – da cui una menzione d’onore all’hotel e al suo manager ai Best Luxury Hotel Awards.

Nato a Como nel 1963, Garavaglia ha costruito una carriera solida e internazionale nell’hôtellerie di lusso, attraversando alcune delle più prestigiose strutture italiane ed europee.

Ritratto di Licinio Garavaglia, general manager dell’Aman Venice dal 2020.

Un cammino lungo, costruito passo dopo passo, che affonda le radici in una vocazione radicatasi molto presto. E che ha deciso di raccontare proprio a noi di we:ll magazine.

Palazzo Papadopoli, palazzo monumentale sul Canal Grande, è sede dell’Aman Venice.

we. Quando nasce la sua passione per l’hôtellerie?
Nasce prestissimo. Mio padre era un imprenditore della seta e viaggiando con lui per alberghi ho iniziato a sviluppare una fascinazione per questo mondo. A sei anni già dicevo che volevo lavorare negli hotel. Quando scelsi la scuola alberghiera mio padre fu chiaro: non mi avrebbe aiutato. Io gli risposi semplicemente: ‘Ce la farò comunque’.

we. Il suo ingresso nel mondo del lavoro è stato molto precoce.
Sì, avevo 14 anni quando iniziai la scuola alberghiera a Chiavenna, in provincia di Sondrio. Stavo fuori casa dalla domenica al sabato pomeriggio. Finito il quinto anno partii subito per Baden-Baden, in Germania, dove entrai in un training program straordinario: lavoravo trasversalmente in tutti i reparti alberghieri, dalla cucina alla sala, dal front office fino a fare il facchino. È stata un’esperienza a 360 gradi: ho imparato il tedesco e soprattutto ho capito davvero cosa significhi far funzionare una struttura. Tornato in Italia ho fatto stagioni in Toscana e poi in Francia, mentre la passione cresceva sempre di più. Poi la Svizzera, quindi un’esperienza in una struttura del gruppo Jolly Hotels come segretario di ricevimento: lì ho capito che il mio mondo era il front office. Da lì arrivò la chiamata al Principe di Savoia di Milano, dove rimasi nove anni, sempre in reception, fino a diventare reception manager.

Alcova Tiepolo Suite.

we. A un certo punto, però, decide di fermarsi.
Sì, ebbi un momento di stanchezza. Viaggi continui, ritmi intensi. Mi presi una pausa e andai in Svizzera a lavorare per una società di software alberghiero come trainer. È stata una parentesi diversa, ma sempre legata all’ospitalità. Poi, nel 2000, Claudio Ceccherelli mi chiamò per lavorare a Villa d’Este come reception manager. Sono stati sette anni bellissimi, indimenticabili, finché non arrivò la chiamata dal Carlton Hotel Baglioni di Milano, in un periodo molto complesso per il settore. Nel 2009 mi trasferirono a Roma, all’Hotel Regina Baglioni. Un gruppo che mi ha insegnato tantissimo, sia dal punto di vista professionale che umano.

we. Uno dei momenti più importanti della sua carriera è l’apertura dello Château Monfort.
Assolutamente sì. Dopo quattro anni a Roma tornai a Milano: Damiano De Crescenzo del gruppo Planetaria mi propose il lancio dell’Hotel Château Monfort. Facemmo l’apertura il primo gennaio 2011. Un’esperienza incredibile: partire da zero e portare l’hotel a diventare numero uno sui social, con una cura maniacale del dettaglio. Una soddisfazione pazzesca.

we. Cosa ci dice della sua esperienza in Asia?
Dopo tre anni a Milano arrivò la chiamata delle Terme di Saturnia, dove rimasi quattro anni. Successivamente accettai una sfida completamente diversa: il Palais de Chine a Taiwan, 260 camere, una lingua che non conoscevo. Insomma, un’esperienza molto impegnativa. Finito il contratto mi spostai a Pechino per amore. Proprio lì, alla fine del 2019, iniziai a sentir parlare di Covid. Decisi di tornare in Italia per Natale.

we. Ed è lì che arriva Aman.
A gennaio 2020 ricevo la chiamata di Aman: cercavano un direttore per Venezia. Non pensavo minimamente che sarei andato a lavorare per questo gruppo. Poi a marzo scoppia il Covid, la mia compagna torna a Pechino, mentre io resto in Italia dove avevo già iniziato la mia nuova avventura all’Aman Venice- va da sé che la relazione terminò.

we. Cosa rappresenta per lei Aman Venice?
È l’autenticità fatta luogo. Parliamo di un vero palazzo del XVI secolo, 6.500 metri quadrati, 24 stanze. Ogni mattina, scendendo dal mio appartamento per andare al lavoro [abita in un appartamento ai piani alti del palazzo –ndr], resto colpito dalla bellezza di questo posto. Quando racconti la storia del palazzo agli ospiti rimangono estasiati. Qui respiri storia vera, e il fatto che una parte della famiglia viva tutt’oggi all’interno della struttura rende il tutto ancora più speciale. È una grande famiglia: siamo circa in 100 a lavorare. È impegnativo ma estremamente gratificante. Ogni sera, tornando a casa, mi dico: ‘Che bella giornata’.

we. A tal proposito, c’è qualche progetto in cantiere?
A gennaio chiudiamo un mese perché la struttura, vista la sua storicità, ha bisogno di continui interventi. Non facciamo grandi progetti di espansione: il nostro obiettivo è mantenere e curare ciò che abbiamo. Siamo già uno degli alberghi più straordinari al mondo così.

La living room della Alcova Tiepolo Suite.

we. Durante i Best Luxury Hotel Awards organizzati da Teamwork Hospitality, l’Aman Venice ha ricevuto una menzione particolare per aver ospitato il matrimonio più glamour dell’anno, quello di Jeff Bezos e Lauren Sánchez. Che effetto le ha fatto?
È stata una grande soddisfazione. Se non fosse stato Jeff Bezos a sceglierci, probabilmente non lo avrei cercato. Poi però mi sono detto: se ha scelto noi, un motivo ci dev’essere. Uno dei punti di forza dell’hotel è che ti fa sentire come a casa. La privacy è assoluta.

we. Un’ultimissima curiosità: ci dice il nome di qualche divo che ha incontrato durante la sua carriera?
George Clooney passa sempre all’Aman durante il Festival del Cinema di Venezia. Al Principe di Savoia, invece, ho incontrato Frank Sinatra e ospitato Michael Jackson. Ma la vera magia è far sentire ogni ospite unico, famoso o meno che sia.

°°°

In apertura, la ballroom dell’Aman Venice.

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