Di fronte al British Museum, The Zetter Bloomsbury riunisce 68 camere, salotti e un vasto giardino. Gli interni di James Thurstan Waterworth mescolano opere d’arte, mobili d’epoca e oggetti raccolti in quattro anni di ricerca.
Sei edifici collegati tra loro, ambienti dall’atmosfera domestica e un giardino di 1.000 metri quadrati: The Zetter Bloomsbury interpreta l’ospitalità come una pausa dal ritmo della città. L’hotel si trova su Montague Street, di fronte al British Museum, nel quartiere che tra l’inizio del Novecento e gli anni Trenta diede il nome al Bloomsbury Group. Scrittori, artisti e intellettuali come Virginia Woolf vi sperimentarono nuove forme di confronto tra letteratura, arti visive, economia e pensiero politico. Il progetto richiama quella cultura cosmopolita e informale attraverso libri, opere e oggetti provenienti da epoche e luoghi differenti.
Una piccola collezione di hotel.
The Zetter è una piccola catena di boutique hotel nata a Londra nel 2004 con l’apertura della prima struttura a Clerkenwell. Fondata da Mark Sainsbury e Michael Benyan e acquisita nel 2021 dalla società di investimenti alberghieri Orca Holding, comprende oggi tre indirizzi nella capitale britannica: Clerkenwell, Marylebone e Bloomsbury.
Le proprietà occupano edifici storici e condividono un modello di accoglienza informale, costruito attorno a interni dalla forte personalità e a spazi comuni concepiti come salotti frequentati anche dalla clientela locale. Con 68 camere, Bloomsbury è la sede più ampia della collezione e la prima inaugurata dal gruppo da oltre dieci anni, ma conserva la scala raccolta e il carattere residenziale che distinguono il marchio.
Il recupero degli edifici.
Il progetto architettonico ha riunito sei townhouse georgiane tutelate, distribuite su cinque piani. Lo studio londinese atelierdb ha operato come lead consultant e principal designer, sviluppando e coordinando il progetto a partire dal concept architettonico dello studio di Barcellona Heres. L’intervento ha collegato gli edifici conservando le proporzioni degli ambienti, le alte finestre e gli elementi che ne raccontano l’origine domestica. Camere, suite e spazi collettivi si distribuiscono secondo una successione articolata. Differenze di dimensioni, affacci e configurazioni sono state mantenute e utilizzate per attribuire a ogni stanza un carattere specifico.
La casa di un collezionista.
Gli interni sono firmati da James Thurstan Waterworth, fondatore dello studio Thurstan ed ex European Design Design Director di Soho House. Il progetto prende spunto dalla cultura dei salotti di Bloomsbury e immagina l’hotel come la dimora di un collezionista formatasi nel corso del tempo. Waterworth non ha cercato di ricostruire filologicamente un interno georgiano. Ha delineato, invece, la figura di un proprietario immaginario: un viaggiatore curioso che acquista mobili, quadri, tessuti e piccoli reperti seguendo il proprio gusto, senza preoccuparsi di uniformare epoche e provenienze.
Da questo personaggio nasce un progetto fondato sull’accumulo e sulle associazioni inattese. Gli oggetti sono stati raccolti nell’arco di quattro anni attraverso aste, mercati, antiquari e collezioni private. Mobili europei convivono con elementi di metà Novecento, tessuti africani, ceramiche britanniche, tappeti turchi e persiani e opere giapponesi. Più di cinquecento cuscini sono stati confezionati con stoffe d’epoca, alcuni tappeti sono diventati pouf e le lampade su misura montano paralumi ricavati da tessuti antichi.
L’insieme non segue quindi un coordinato decorativo, ma restituisce la varietà e le piccole dissonanze di una casa realmente abitata. Ogni ambiente propone combinazioni differenti e invita a osservare quadri, libri e oggetti disposti sulle pareti e sulle mensole.
Arte britannica e collezioni dal mondo.
Anche la vicinanza al British Museum ha orientato il progetto. La sua dimensione internazionale emerge dalla presenza di manufatti africani, asiatici, oceanici, americani ed europei, affiancati a una selezione di opere d’arte inglesi del secondo dopoguerra. La collezione comprende lavori di Sandra Blow, Roger Hilton e Terry Frost, artisti legati alla scuola di St Ives, oltre a reperti dell’antico Egitto e oggetti provenienti da aste internazionali.
Nella Library, più di seicento cataloghi d’arte compongono un archivio a disposizione degli ospiti. Cornici, insegne e numerosi dettagli sono stati realizzati da artigiani britannici, rafforzando il rapporto tra il carattere cosmopolita della raccolta e il contesto locale.
Sessantotto camere, tutte diverse.
Pavimenti in legno di recupero, imbottiti di epoca vittoriana, pannellature e tonalità attenuate richiamano il carattere storico delle townhouse. Alcune camere dispongono di letti a baldacchino, vasche freestanding e finestre a tutta altezza. Nella Terrace Suite, la vasca su piedini è collocata sotto le finestre a bovindo, mentre una terrazza avvolge la stanza e si affaccia sul giardino. La varietà delle sistemazioni, dalle più raccolte Cosy Rooms alle suite, riprende le differenze distributive delle sei dimore originarie.
L’arrivo avviene nel Sitting Room, un salotto con bar che sostituisce la tradizionale reception. Al piano terra, The Parlour accoglie gli ospiti per un drink o un pasto leggero; The Orangery, illuminata da vetrate a tutta altezza, ospita la colazione, il tè pomeridiano e gli eventi privati. La sequenza prosegue nella Library, nel Drawing Room e nel Larder, al piano inferiore, utilizzabile per incontri e cene riservate. Ambienti con funzioni e atmosfere differenti permettono di scegliere tra convivialità e raccoglimento, evitando che tutte le attività si concentrino in un unico spazio comune.
Un giardino diviso in quattro ambienti.
Il fulcro del progetto è il giardino di 1.000 metri quadrati, uno dei più estesi tra quelli privati degli hotel londinesi. Il progetto firmato da Rich landscapes ha trasformato la precedente superficie pianeggiante in una sequenza di quattro aree, nelle quali la tradizione del giardino inglese incontra discreti riferimenti alla cultura giapponese. Percorsi, alberature e zone di sosta definiscono uno spazio verde protetto dal tessuto urbano. Nei mesi estivi The Orangery si prolunga all’esterno, dove vengono organizzati barbecue, menu stagionali e incontri con chef ospiti.
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In apertura: la Sitting Room, un salotto con bar che sostituisce la tradizionale reception.
ph courtesy The Zetter Bloomsbur
