L’accoglienza è in showroom.

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Gli showroom si trasformano. Secondo una nuova sensibilità di accoglienza, diventano spazi in cui il ruolo dell’ospitalità acquisisce un valore crescente. Un esempio? Quello milanese di Unopiù.

Il concetto del momento è ibridazione, degli spazi e delle funzioni. Tutto diventa trasversale e senza confini. È quello che abbiamo osservato per le strade di Milano durante la recente Design Week curiosando negli showroom allestiti per l’evento milanese.  Gli showroom non sono più semplici spazi espositivi dedicati alla presentazione di prodotti e collezioni, ma ambienti progettati per accogliere, intrattenere e creare relazioni. Nuovi luoghi di accoglienza. In un contesto in cui il confine tra retail, hospitality e design si fa sempre più sottile, l’arredamento diventa il linguaggio attraverso cui costruire atmosfere e raccontare identità. L’obiettivo non è soltanto esporre un prodotto, ma offrire un’esperienza capace di coinvolgere il pubblico sul piano emotivo e sensoriale. Una strategia che riflette il cambiamento delle aspettative dei consumatori e il crescente ruolo dell’ospitalità come valore aggiunto nel mondo del design.

Un esempio? Il restyling dello storico showroom di Unopiù in via Pontaccio 9 a Milano, firmato dall’architetto milanese Diletta Stazzi.

“Nel definire il brief per il progetto di restyling dello showroom di via Pontaccio, abbiamo chiesto all’architetto Diletta Stazzi di tradurre nello spazio il concetto più autentico dell’identità Unopiù: la ‘stanza in più’, da cui nasce il nostro stesso nome. L’obiettivo era creare un ambiente capace di restituire la stessa atmosfera calda, intima e accogliente che associamo agli spazi domestici, superando l’idea dello showroom come semplice luogo espositivo. Volevamo uno spazio in cui sentirsi accolti, in grado di raccontare il nostro modo di vivere l’esterno: come una naturale estensione della casa”, spiega Beniamino Garofalo, Ceo dell’azienda.

Lo spazio è caratterizzato dall’arco, reinterpretato in chiave attuale grazie all’uso di luci e cromie contemporanee. I colori richiamano la terra, i cotti, i tetti, mentre i materiali scelti enfatizzano la dimensione materica. Tra questi, una moquette in sisal applicata alle pareti evoca gli intrecci della natura, presenti anche negli arredi, contribuendo a creare un ambiente accogliente, caldo, orientato al benessere e alla convivialità. L’alternanza di superfici opache e lucide restituisce la varietà e la ricchezza del paesaggio esterno. L’outdoor viene così concepito come una vera e propria stanza in più, non come uno spazio accessorio. Chi entra nel negozio non è solo un osservatore, ma si sente parte integrante dell’ambiente.

Il progetto si inserisce all’interno del “Diario di Viaggio 2026”, un concept speciale che raccoglie le nuove collezioni Unopiù all’interno di un racconto corale, fatto di segni, materiali e atmosfere. Un percorso condiviso che vede protagonisti un collettivo di designer – Federica Biasi, Gian Paolo Venier, Andrea Steidl, Zaven e Keiji Takeuchi – chiamati a sviluppare collezioni autonome ma pensate fin dall’inizio come parti di una visione comune, orientata a raccontare e valorizzare l’heritage di Unopiù attraverso linguaggi diversi ma complementari.

“ Gli spazi e i volumi sono stati concepiti per accogliere le nuove collezioni come un palcoscenico accoglie un’orchestra, dove ogni elemento contribuisce a un’armonia complessiva”, spiega l’architetto Stazzi. “Inoltre I prodotti Unopiù, sin dalla loro nascita, si distinguono per una qualità essenziale ma fondamentale: sono senza tempo. Per questo anche lo spazio è stato pensato con la stessa attitudine, capace di coniugare tradizione e contemporaneità.”

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