Per il nuovo Grand Hotel Flora, lo studio Giuliano Andrea Dell’Uva calibra design e arte contemporanei, riproponendo l’atmosfera spensierata e il glamour della villeggiatura italiana fra gli anni ’60 e ‘70.
All’hotel Flora di Sorrento, ora Grand Hotel Flora, è ancora vivo il ricordo del film “Viaggio di nozze all’italiana” che Mario Amendola girò nel 1966, poco dopo la sua apertura. L’architetto Giuliano Andrea Dell’Uva ha tratto ispirazione dall’immaginario della vacanza balneare italiana degli anni Sessanta e Settanta per il progetto di ristrutturazione integrale della struttura, ora gestita dalla terza generazione della famiglia Mascolo.
Il blu del mare, la memoria di Sorrento.
Due i motivi decorativi che contraddistinguono il progetto di questa grande casa di famiglia a tema marino: il blu in varie tonalità e le nuotatrici utilizzate per la moquette dei corridoi, i mosaici della reception, le porcellane del ristorante e per altri numerosi dettagli. Un insieme dove l’abbinamento fra design e sensibilità cosmopolita, vintage e antico mette in evidenza il saper fare dell’artigianato locale. Qui, tradizione e saperi del territorio sorrentino trovano infatti una nuova identità in accostamento a pezzi di design contemporaneo.
Lo stesso Giuliano Andrea Dell’Uva sottolinea come “Il progetto nasca dal desiderio di restituire al Grand Hotel Flora lo spirito e il fascino delle sue origini, lavorando in equilibrio tra memoria e contemporaneità sulla base di una approfondita ricerca fotografica e del dialogo costante con la famiglia proprietaria. Ci siamo ispirati alle immagini di un film girato qui negli anni Cinquanta e ai racconti della famiglia che da generazioni porta avanti una tradizione autentica di ospitalità. È un progetto che celebra il sapere artigiano locale e un’idea di accoglienza calda, domestica e profondamente legata a Sorrento”.
Il Novecento affacciato sulla Costiera.
La storica pensilina d’ingresso, ora resa più leggera, anticipa la lobby dove si è immersi nell’atmosfera degli anni della prima apertura, di cui sono testimoni il pianoforte storico restaurato, il camino in ceramica bianca, gli arredi vintage di Gio Ponti, Gianfranco Frattini e di altri protagonisti del design italiano del Novecento. Il centro del grande spazio, che si apre con alte vetrate verso la piscina e il Bar Silva, è contrassegnato da un monolitico tavolo ottagonale in granito con una serie di vasi antropomorfi della manifattura C.A.S. di Vietri.
Tutti questi elementi sembrano sospesi sulla pavimentazione in cotto smaltato a mano nei toni del mare della Costiera Amalfitana. Un insieme scenografico a cui contribuisce la scala a chiocciola originale, affacciata su un giardino di palme e agrumi, e l’imponente lampadario déco della vetreria Mazzega di Murano. Il cuore sociale della struttura però si trova al rooftop con il ristorante panoramico e la recuperata piscina dalle linee sinuose.
Il mare all’interno.
Anche nelle 121 camere, di cui 14 suite – tre delle quali con ampie terrazze solarium private -, pezzi contemporanei dal design minimale sono accostati a elementi vintage, come arredi in legno di noce intagliati, sedute impagliate, stampe retrò e fotografie d’autore. Nelle camere rivolte verso l’entroterra il colore dominante è il verde smeraldo, mentre in quelle con vista mare prevale una palette che vira dal blu profondo al cobalto.
Le stesse tonalità che si ritrovano nel percorso d’arte contemporanea che, fino a ottobre, attraversa gli spazi dell’hotel con opere di artisti internazionali fra cui Robert Janitz, Franz Stein ed Erwin Wurm. Il mare, che dall’esterno penetra all’interno, diventa ispirazione totalizzante.
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In apertura: la Lobby del Grand Hotel Flora.
ph Nathalie Krag
