All’hotel Le Magnifique, tutto lo spirito creativo della Rive Gauche.

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Dall’immaginazione del proprietario Jacques Blanc e del designer Vincent Darré nasce a Parigi l’hotel Le Magnifique. Un caleidoscopio di colori, decorazioni oniriche, riferimenti culturali ed effetti scenografici che suscita una vera e propria meraviglia.

Non poteva che essere scenografico l’hotel Le Magnifique realizzato all’interno dell’ex teatro Les Mille Colonnes nel 14° arrondissement sulla Rive Gauche, famoso fino agli anni ’50 come zona di ritrovo degli artisti parigini. A rivitalizzare il sopito spirito artistico del quartiere di Montparnasse ci prova ora l’eccentrico interior design del nuovo hotel che Jacques Blanc, imprenditore del settore della ristorazione e già proprietario dell’hotel Bellechasse Saint Germain, ha affidato a Vincent Darré.

Da destra, Vincent Darré con il socio Pierre Chevalier. L’ingresso dell’hotel permette già all’ospite di toccare con mano l’eccentrico interior design.

L’intento di Vincent Darrè è quello di fare in modo che “I viaggiatori lascino questo hotel con gli occhi pieni di meraviglia, dopo aver vissuto un’esperienza davvero unica. Questo luogo è più di un semplice hotel: è una visione non convenzionale in cui tutte le forme d’arte si fondono per offrire l’evocazione di una Parigi immaginaria, dove ogni dettaglio è stato progettato per trasmettere la raffinatezza della tradizione francese delle arti decorative in un quartiere ricco della memoria degli artisti che un tempo vi si riunivano”.

Una suite dell’hotel, i cui muri richiamano una quadreria con famose opere del Novecento.

In contrasto con la facciata del XIX secolo, l’interno, con 59 camere in cinque tipologie e sale comuni, esprime tutta la creatività e il patrimonio d’arte e spettacolo del quartiere. Come in un vero laboratorio artistico, qui si percepisce tutta l’energia creativa che ha reso famosa questa zona e la città di Parigi.

Tra affreschi, mosaici e musica.

Nell’atrio d’ingresso, la decorazione delle colonne originali fa riferimento a quelle di luoghi emblematici dell’infanzia del designer, come il famoso ristorante locale “La Coupole” e l’ex farmacia di Saint-Germain-des-Prés. È la zona reception, allestita con una raccolta di chiavi antiche, come quelle dei banchi d’accoglienza degli hotel d’antan, a catalizzare l’attenzione con il grande affresco sul mondo dell’arte e del circo e la vista sulla piscina coperta circondata da colonne e rivestita di mosaici mitologici che si riflettono nell’acqua.

Gli affreschi contraddistinguono le decorazioni di camere e spazi comuni. Sotto, da sinistra, i mosaici a tema mitologico della piscina e quelli ispirati agli atleti ateniesi della palestra.

Di musica vibrano invece gli spartiti inseriti nelle ringhiere delle scale e il bar intitolato al pittore Francis Picabia, dove il pianoforte a coda, il rivestimento in legno e l’illuminazione con lampadine incandescenti ripropongono l’atmosfera dei ritrovi artistici del tempo in cui visse a Parigi. Niente a che vedere con l’attualità delle proposte dei teatri circostanti, dei quali sono esposti gli orari degli spettacoli e i cui tempi di svolgimento sono scanditi da una campana.

Un viaggio tra arte, mito e immaginazione.

La citazione di personaggi leggendari, luoghi ed epoche diverse invitano a un viaggio anche onirico fra gli spazi e i piani dell’hotel, fra loro collegati da un ascensore di vetro d’ispirazione marina. Fra i tanti modelli scelti il giardino del Petit Trianon a Versailles per il patio, la mitologia greca per la palestra attrezzata, l’architettura metafisica di Giorgio de Chirico, il Giardino dell’Eden popolato di animali esotici, una quadreria con famose opere del Novecento e l’astrologia per camere e suite dove gli arredi su tende, carta da parati e bagni sono parti integrate al concept di progetto.

L’hotel è quindi concepito come un viaggio nella memoria del suo designer e nella cultura del quartiere, oltre a diffondere la conoscenza degli artisti e degli artigiani della città. Tanti i riferimenti che lo testimoniano: dalle applique «mani» di Erwin Rengervé che rendono omaggio a Jean Cocteau alle decorazioni a parete con i dodici segni dello zodiaco di Alexandre Poulaillon, fino alle mani giganti in resina patinata che spuntano dalle colonne dell’atrio, che fanno riferimento al Surrealismo.

***

In apertura: una suite dell’hotel.

ph Christophe Bielsa

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