L’arte contemporanea di una collezione privata. La proposta ristorativa di una firma storica. L’ospitalità esclusiva e l’appartenenza a una grande genealogia alberghiera – Hotel Tremezzo e Villa Passalacqua. E una candida villa di marmo che guarda il Lago, a Como città. Ecco Casabianca Como.
Aperta in modalità soft nei mesi scorsi, completata con le Suite a giugno 2026, CASABIANCA è stata per me un’esperienza da insider. Sono infatti autrice dei testi del sito ufficiale casabiancacomo.com e per scrivere ho dovuto e potuto entrare nel progetto quand’era ancora work in progress. Questo è il privilegio che mi ha fatto capire come la motivazione e collocazione di ogni singola opera, come la rivisitazione di ogni ambiente e perfino il mood di Cova Casabianca, come il décor di ogni dettaglio anche delle Suite siano scaturiti da un’idea sentimentale – e allo stesso tempo profittevole e visionaria – dei proprietari.
CASABIANCA. Non un museo.
CASABIANCA non è un museo. Non è neanche una casa-museo. CASABIANCA, disegnata nel 1930 da Piero Ponci, fa parte di un gruppo di tre ville tutte diverse tra loro, quasi un esercizio di stile del progettista. Residenza prima, poi uffici degli industriali tessili Rosasco, in seguito ceduta alla famiglia Ratti e dopo ancora sede di una Banca, nel 2024, con l’acquisto De Santis, è diventata la casa di una collezione di arte contemporanea – una casa dinamicamente abitata da opere di maestri del XX e XXI secolo, mentre le persone vanno e vengono.
Dalla A di Marina Abramović alla Z di Gilberto Zorio, passando per nomi come Beecroft, Boetti, Kounellis, Kiefer, Pistoletto, Vedova, Vezzoli e molti altri. Eppure non è un museo e neanche una casa-museo con transenne e tutto il resto. Niente percorsi prestabiliti, cartellini, didascalie. Niente cronologie o geografie. Niente curatori. Solo la passione e la visione illuminata di Paolo e Antonella De Santis, collezionisti da decenni, che hanno deciso di condividere la bellezza dell’arte che li aveva toccati, coinvolti. L’architetto Corrado Tagliabue, responsabile del restauro e del décor, si è ispirato a un ideale di lusso anni ’50-60, valorizzando anche pezzi vintage presenti, come i lampadari disegnati da Luigi Caccia Dominioni.
Cova Casabianca non è un Salon de Thè.
Interno a CASABIANCA, arredato con opere della collezione e installazioni site-specific, ma indipendente rispetto alla visita della collezione, Cova Casabianca è un locale one-of-a–kind. Non l’ennesimo di una serie che replica un modulo estetico. È diventato uno degli outlet comaschi più vivibili e ambiti per un appuntamento, dalla colazione al lunch, al tè e all’aperitivo. In qualche modo, in poco tempo e anche grazie al nome e all’ubicazione, ha saputo generare un passaparola virtuoso e abitudini di ritorno. E in modo versatile si converte in spazio per eventi privati. Anche qui, un lusso non urlato che passa di bocca in bocca.
Casabianca Suites non sono appartamenti in un boutique hotel.
L’ultimo piano di CASABIANCA non è un Hotel, né un boutique hotel. Sono tre Suite lussuose, ricche di citazioni d’arte e design, riservatissime e variamente modulabili – due possono essere unite per formare un’unica grande Suite familiare a tripla esposizione – con accesso indipendente per abitare H24 nell’arte. Anzi, per custodire in ciascuna Suite opere che i normali visitatori non vedono nemmeno.
Ciascuna Suite ha non un numero, ma il nome-dedica all’artista di cui contiene una o più opere. Gli ospiti delle Suite sono serviti dalle cucine di Cova Casabianca, anche direttamente in camera e accedono a spa, piscina e palestra dello Sheraton Lake Como (a circa 10 minuti di auto dalla struttura), come anche alle facilities delle proprietà sorelle e con priorità di prenotazione nei ristoranti del gruppo: Kincho, Kitchen e i ristoranti di Grand Hotel Tremezzo e Passalacqua.
“CASABIANCA è CASABIANCA”
Così mi ha risposto la famiglia De Santis durante la primissima intervista, quando chiedevo come si sarebbe potuto categorizzare il progetto. Ma proprio essendo CASABIANCA così intensamente se stessa, ecco perché è stato facile dire ciò che non è.
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In apertura: alcune opere della Collezione. Scala principale con opere di Arienti, Migliora e lampadari disegnati da Luigi Caccia Dominioni; Paete, Anselm Kiefer; Habitat, Giulio Paolini.
ph courtesy CASABIANCA
